Pensioni, una vecchia storia

(29-12-2010 - romanzieri in news.)

Con l’ultima legge, maturati i requisiti, viene posticipato di un anno il pagamento degli assegni. C’è da immaginare che, chi di quei soldi avrà necessità, troverà accordi con la banca per farseli anticipare, nella speranza di un onesto tasso di interesse tutto a favore dell’economia.
Ma il punto è che ogni volta che c’è da tagliare subito si pensa alle pensioni. Un’abitudine che dura da almeno duecento anni. Lo testimoniano centinaia di discorsi politici racchiusi negli archivi, dagli inizi dell’Ottocento ad oggi, diversi nelle parole ma non privi di quell’attualità che vede da una parte i conti dello Stato e dall’altra la ripetitività della politica. Tra i tanti interventi, ecco quello di Carlo Ilarione Petitti di Roreto, tenuto nel 1850:
Per quanto gravi, ed intricate sieno le condizioni dell’erario pubblico, se io non ravvisassi nelle pensioni, che una quistione di economia sul bilancio, non avrei ceduto al desiderio da alcuni amici manifestatomi, di pubblicare separatamente questi documenti e queste considerazioni; ma veggendo in esse una quistione di politica e di morale pubblica, credo che le difficilissime contingenze in cui versiamo, anzi che menomare l’importanza di un tale argomento, l’aumentano al punto da pareggiarla a quegli alti interessi, che destano in oggi tanta e sì naturale aspettazione nel pubblico.
Infatti, per quanto utile sia il combattere i varii abusi che ponno esistere nelle finanze, alfine di non prelevare sul popolo che quella parte d’imposizioni strettamente necessaria ai bisogni dello Stato, egli è attualmente molto più utile il rimuovere dapprima quegli abusi segnati all’animavversione pubblica, che destarono ed intrattengono tuttora un concittadino non ben definito negli spiriti, e portano a quella fatale diffidenza di una parte dei cittadini contro l’altra, la quale si versa poi sul governo, corrompendone il principio e l’autorità.
Fra questi abusi che hanno una maggiore importanza politica, e fino ad un certo punto sociale, gl’introdotti nelle pensioni sono certamente quelli cui maggiormente preme di rimediare, perché si è pur troppo confuso sotto la stessa denominazione, il tardo frutto di una lunga e laboriosa carriera, coi facili e rovinosi della bassezza e dell’intrigo: perché si sono adoperate le pensioni non solo ad ottenere servigi a buon mercato, ma eziandio a rimuovere i poco graditi d’ufficio e sostituirvi i favoreggiati: perchè da un lato si prodigarono pensioni di una esagerazione ridicola, e dall’altro ancora ultimamente se ne concedettero con parsimonia e scarsezza indecorosa per la nazione: perché la passività delle pensioni è già enorme, e tende ogni dì ad aumentarsi: perché finalmente sì il male che il risultamento della riforma nelle pensioni si va a talento ed in ogni maniera esagerando; sicché, mentre gli uni veggono nei pensionarii una classe privilegiata per la quale si sciupa la fortuna pubblica, gli altri veggono nella riduzione, e più ancora nella revisione in generale delle pensioni, una sorgente di vistosissime ed immediate economie.

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