Lei sa chi sono io! Autobiografie e Facebook

(28-12-2010 - Massimo Boccuzzi in news.)

C’era una volta il “lei non sa chi sono io”, una macchietta da commedia all’italiana, quando gli editori (anche quelli industrializzati) ancora stampavano libri.
Poi ci fu il fenomeno di tutti quelli che provavano a scrivere un romanzo, o magari dei racconti, prestando a trama e personaggi tutta la propria modesta esistenza terrena. Un vizio di forma fortunatamente relegato sui libri mastri degli editori a pagamento e subito dopo nei conti correnti di quell’unica bolla speculativa dei lavoratori della parola, rappresentata dagli editor.
Infine l’argine si è rotto: il mercato librario è pieno zeppo di autobiografie. Un fenomeno sociologico, più che sociale, e senza scampo: dal presidente Obama a Julian Assange, dal politico locale all’imprenditore che si ritiene illuminato, dall’attore ormai fuori memoria all’architetto il cui fu di grido è ormai solo eco, ognuno conquista spazio nello scaffale librario. E questo si comporta né più né meno dello scaffale dell’iper, dove l’invenduto accorcia spaventosamente la data di scadenza per non farsi più rivedere.
Scorrendo l’elenco delle autobiografie pubblicate si scopre che persino la Vergine Maria ne ha una, pubblicata nel 2010 e a firma di un altro. Non è nemmeno osabile pensare senza un po’ di angoscia a quante ne nasconda l’iceberg di quelle in preparazione e di quelle che stazionano sulle scrivanie degli editori.
Ad ispirarle è, probabilmente, la stessa ansia da personaggio che, fin da quei lontanissimi anni Cinquanta, ancora non ci ha abbandonato e che, nel frattempo, si è trasformata da sfottò in business, da thrilleristico dubbio a demoniaca certezza: lei sa chi sono io!
Tra i segnali che avrebbero dovuto farcelo prevedere c’era quella nuova voce statistica apparsa un paio d’anni orsono tra “lettori forti” e “lettori deboli”: i lettori curiosi. Una voce salutata positivamente, peraltro, perché nella speranza immaginativa di tanti disegnava scenari di gente che tornasse ad interessarsi alle questioni umanistiche più che a quelle umane. Scintille che scoccavano nel buio.
Invece no. I lettori curiosi erano e sono interessati solo ai fatti degli altri, meglio se non letterari. Cosa cucinano, se sono nati da levatrice o in ospedale, su che marca di divano poggiano il sedere visto che il sedere conta. E giù, lungo la china da sempre tracciata dall’onda lunga spesso incontrollabile dei libri, eccoli i lettori deboli: ligi nel curare ogni giorno la loro autobiografia 2.0, Facebook.

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