Janine Pommy Vega (1942-2010)

(27-12-2010 - romanzieri in news.)

I cani pazzi di Trieste

Non siamo mai stati in una guerra come questa
in tutti questi anni a guardare
la strada alle 3 di mattina,
ragazzini che palleggiano petardi nei cestini dei rifiuti
le ultime puttane tornano a casa
Come al solito, fermandoci nei caffè di Les Halles
dopo una notte trovavamo i robusti
uomini del mercato
e le bellissime prostitute
che riposavano gli uni nelle braccia delle altre
Le Chat Qui Peche, Le Chien Qui Fume
vivi grazie ai valzer parigini, le mani di lui sul sedere di lei
potevamo scegliere verdure crude dai bidoni degli scarti
e avere stufato di lenticchie per il giorno dopo
Le cose non sono mai state così.
Poliziotti schierati contro i giovani nella piazza del villaggio
prendono i più docili come amanti, e deviano gli altri
nei condotti della carcerazione
I cani pazzi di Trieste
su cui contavamo per abbattere lo status quo
morto e imputridito, per dare uno scossone qua
e là, predatori dell’ordine grasso e calcificato,
sono svaniti come racconti
Li afferravamo con le tese dei loro cappelli
che tenevano la maggior parte della faccia in ombra
e qualche volta quelle voci
una alla volta
si trasformavano in onde
come cicale sugli alberi d’agosto, fischiettando
arretrando, e le parole scivolate sotto
le cortine del potere, facevano piccoli cambiamenti,
facevano oscillare un precario equilibrio, e portavano soccorso
Quei branchi non incrociano i viali
adesso nelle città antiche, nessuna cabala politica
dietro noi guarda il mondo con
occhi pienamente
consapevoli
le voci liriche corpi arcobaleno
i tuoi amici i miei amici nessuno è rimasto
tranne i cani pazzi di Trieste mentre
noi percorriamo le strade.

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