Alluvione bianca

(21-12-2010 - istantaneo in news.)

Macché neve, che emergenza. Era arte. E quei provincialotti dei fiorentini non l’hanno proprio capito. Una performance a sorpresa di contemporaneità. Il titolo, lasciano trapelare da Palazzo Vecchio, era “alluvione bianca”, e – tanto per tacitare le opposizioni – come altri eventi organizzati dal nostro Assessorato al Buon Umore, non è costata un euro.
Un successo clamoroso: quasi un milione di cittadini-attori coinvolti, tra Firenze e provincia, e altri sette-otto milioni di spettatori che hanno seguito l’evento nei telegiornali o su Facebook. Uno spettacolo a “copione aperto”, per i larghi spazi lasciati all’intuizione creativa di ognuno, ma tutt’altro che improvvisato. Una sala operativa stracolma di artisti e psicologi della drammaturgia, dopo aver concordato durante la recente merenda ad Arcore alcuni dettagli extracittadini (autostrade, stazioni, aeroporto), ha consultato I Ching per rispondere alle diverse esigenze che via via si presentavano. Il valore della performance stava soprattutto nei suoi forti contenuti di denuncia sociale. Ogni fiocco di neve che si accumulava, ogni granello di ghiaccio che si formava, altro non era che un monito contro le pappe scodellate dell’efficientismo tanto caro alla nostra città occidentale. In settantadue ore Firenze ha smesso di essere Firenze per trasformarsi in Haiti, le isole Fiji, il Tibet della spiritualità, la Siberia di Stalin e vedi Napoli e poi muori.
Dall’alto degli elicotteri lo spettacolo era più facilmente leggibile: un miscuglio di cumuli di neve, macchine intraversate e alberi divelti formava in diagonale, dall’Osmannoro a Settignano, la scritta in corsivo “a viso aperto”. Ma le vere emozioni artistiche erano nei quadretti estemporanei offerti dai diversi angoli della città: la vecchietta semiassiderata che, convinta di morire o almeno di sacrificarsi un femore, provava per la prima volta a fumare una canna offertagli da un giovane angelo del bello; la faccia del disabile che ha trovato sull’auto abbandonata per disperazione la multa per divieto di sosta; il maramèo degli autobus che circolavano sì, ma tutti in direzione “deposito”.
Insomma, nonostante le malelingue pronte a criticare per partito preso, tutto ha funzionato a meraviglia. Persino sul fronte ecologico, con un abbattimento quasi totale delle polveri sottili e, soprattutto risparmiando il sale. Sulle strade e in zucca.

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