Archivio per il mese 12-2009

Letizia Nucciotti, Avanzi popolo

(05-12-2009 - romanzieri in news. 0 commenti)

In tempi di crisi planetaria non crollano solo gli imperi finanziari e industriali, ma anche le economie domestiche: e allora perché non tornare a considerare la cucina uno dei territori dove si può risparmiare senza per questo rinunciare alla qualità, anzi addirittura aumentandola? Lo fa Letizia Nucciotti con un vero e proprio manuale che cambia l’idea corrente sugli avanzi. Per l’autrice de L’Antichef non sono rimasugli secchi, sbiaditi e maleodoranti, ma base di partenza per esercitare tutt’intera la fantasia e non sprecare nulla. Perché il segreto di una tavola gustosa, allegra e dignitosa non risiede nella disponibilità di chissà quali ingredienti, ma nella capacità di inventare ricette gradevoli a partire da ciò che offrono frigo e dispensa. In queste pagine si parla da come organizzare una spesa oculata, a mille ricette per recuperare ogni tipo di avanzo – inframezzate dai racconti della memoria finora tramandati oralmente – un viaggio alla riscoperta del consumo responsabile. Letizia Nucciotti vive a Piancastagnaio, sul versante senese del monte Amiata, dove ha fondato uno dei primi agriturismi toscani, scegliendo per sé il ruolo di cuoca. Per Stampa Alternativa ha pubblicato nel 2003 L’antichef, giunto alla quarta ristampa con più di 10.000 copie vendute, a testimonianza di quanto interessi ai lettori «uno sguardo diverso sulla gastronomia, che da nobile arte, grazie a media compiacenti, si è trasformata in una celebrazione dello spreco e della gloria personale, con qualunque mezzo, degli chef».

Pranzo di ferragosto, dal film al libro… di ricette

(05-12-2009 - romanzieri in news. 0 commenti)

Dopo il grande successo di critica e di pubblico del film Pranzo di Ferragosto di Giovanni De Gregorio, arrivano in libreria le ricette del pranzo più famoso degli ultimi anni. Grazia Cesarini Sforza, Marina Cacciotti, Valeria Bendoni, Maria Calì, le quattro protagoniste, ci invitano ad assaggiare i loro piatti preferiti a partire dagli antipasti della signora Bendoni fino ad arrivare ai dolci di Marina. Il tutto accompagnato dai consigli del regista sommelier, Giovanni Di Gregorio, che indica il vino adatto a ogni portata. Valeria Bendoni ci introduce alla sua novantennale esperienza con il cibo attraverso gli innumerevoli ricevimenti a cui ha partecipato con i suoi originali e sfarzosi antipasti. La signora Maria ci racconta di come ha imparato a fare la pasta al forno, di quando da ragazza in Sicilia aiutava la madre a stendere la pasta e suggerisce, nel discorso, altri primi che ha imparato a fare prevalentemente della tradizione siciliana a cui inevitabilmente si richiama. Grazia Cesarini Sforza racconta il paradosso per il quale è passata da un’infanzia con una cuoca che le serviva verdure in besciamella e soufflè a un presente in cui è costretta a un rigoroso regime alimentare. Propone quindi tre ricette di contorni «dietetiche» e salutiste e una quarta incredibilmente calorica. L’esuberante Marina, infine, ci parla di dolci, di quali preferisce e in quali occasioni Ovvero di come riesce a sedurre gli uomini prendendoli per la gola.

Luigi Gualdo, La canzone di Weber

(05-12-2009 - romanzieri in news. 0 commenti)

I

Era una vecchia casa che certo poteva contare un paio di secoli; grande, bruna, uniforme, coperta qua e là del verde severo dell’edera. Stava su di una piccola altura e vi si arri­vava per un lungo viale, tetro ed aristocratico, fiancheggiato d’ambe le parti da piante secolari. In fondo vedevasi un gran cancello di ferro irruginito dal tempo, che cigolava me­stamente ogni volta che lo si facesse girare sui malconnessi cardini. In confronto al vecchio castello feudale, le cui su­perbe rovine scorgevansi su di una collina poco lontana, la casa di cui parliamo sembrava nuova; ma se la si fosse para­gonata invece alle bianche casuccie e alla moderna chiesuola del villaggio sottoposto, inspirava già tutto il rispetto dovu­to alla vecchiaia. E benché non avesse, come il castello là in alto, veduto svolgersi tra le sue mura i tenebrosi drammi del medio evo, ed a’ suoi piedi passare i cavalieri vestiti di fer­ro, pure a molte e molte cose aveva assistito essa pure. Edi­ficata sul finire del regno di Luigi XIV, aveva avuto tra le sue sale le magnifiche feste di quel tempo, coi marchesi dalle enormi ed arricciate parrucche, con le belle dame dal viso dipinto e dall’occhio scintillante di promesse… tutte coperte di raso e di gemme, gonfie di gonnelle e d’orgoglio, più tardi aveva veduto le orgie della reggenza trasportate da Parigi al­le vie de Chàteau, e rammentava la cipria ed i talloni rossi dei gentiluomini e le bianche mani effeminate delli abbatini galanti.
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Alighiero Boetti in catalogo, esce il primo volume

(05-12-2009 - romanzieri in news. 0 commenti)

Nella collana dei cataloghi generali e ragionati dei grandi artisti, Electa pubblica il primo dei quattro volumi dell’opera completa di Alighiero Boetti, dedicato alla produzione compresa tra il 1961 e il 1971. Questo primo volume è l’inizio di un lavoro volto a certificare l’intera e vasta produzione di Boetti, ma costituisce anche uno strumento di riferimento indispensabile per decifrare tutti i meccanismi concettuali del suo percorso artistico. Tra gli apparati che offre, una cronologia generale, «Le opere e i giorni» a cura di Annemarie Sauzeau, ricca di immagini (per lo più inedite) e consultabile attraverso i rimandi presenti nelle schede delle singole opere – che appartengono non solo al primo volume, ma anche ai successivi – così come una bibliografia aggiornata e la storia di tutte le mostre, guidano ad un approccio storico critico. Il secondo volume, previsto per il 2011, sarà dedicato alle opere degli anni 1972-1978, il terzo e il quarto tomo saranno relativi agli anni 1979-1986 e 1987-1994. Il Catalogo Generale costituisce un punto di riferimento fondamentale per la studio delle opere dell’artista ma anche perchè sancisce la collaborazione tra l’Archivio Alighiero Boetti e la Fondazione Alighiero e Boetti, il primo dedicato appunto alla catalogazione, la seconda alla promozione della figura dell’artista. Il catalogo è curato dall’Archivio sotto la direzione scientifica di Jean-Christophe Ammann.

Italo Svevo, Le ire di Giuliano (commedia in un atto)

(04-12-2009 - romanzieri in news. 0 commenti)

Personaggi.
GIOVANNA

suoi figliuoli:
LUCIA
MATILDE
EMILIO
ROMOLO (dodicenne)
GIULIANO, marito di Lucia
FILIPPO

MARIA, serva di Giovanna

ATTO PRIMO.
Stanza ammobiliata con semplicità. Una porta a destra, una al fondo.
Un tavolo in mezzo circondato da tre sedie.

Scena prima. Lucia e Maria.

LUCIA (preceduta da Maria). Mamma è ancora a letto?
MARIA. Si sta vestendo! Sono appena le sette! E lei signora che raccontava sempre che prima delle dieci non si alzava?
LUCIA. Non ero nemmeno a letto!
MARIA. Ah! Hanno passato la notte fuori di casa?
LUCIA (con impazienza). Sì! Sì! va a vedere se mamma è alzata.
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Cletto Arrighi, Nanà a Milano

(03-12-2009 - romanzieri in news. 0 commenti)

ENTRATURA
Gli svegliarini critici dei nostri giorni sono tanto scorbellati, che se l’autore d’un libro non ha la precauzione di spiegarsi un poco, su ciò che ha inteso di dire e di fare, va a rischio di sentirsene a dir delle belle.
Per prima questione s’affaccia quella della scuola o del genere. Che ormai le panzane romantiche «fra il didascalico e il rompiscatole» a situazioni in sospeso, a caratteri tirati a pomice, e a personaggi tirati pe’ capegli siano andate giù di moda e non piacciano più neppure ai ragazzi non ci sarà forse a negarlo altro barbassoro, fuorché un professore famoso per un certo suo grido.
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Guido Gozzano, La casa dei secoli

(03-12-2009 - romanzieri in news. 0 commenti)

La casa dei secoli è il Palazzo Madama. Nessun edificio racchiude tanta somma di tempo, di storia, di poesia nella sua decrepitudine varia.
Il Colosseo, il Palazzo dei Dogi, tutte le moli ben più illustri e più celebrate, ricordano il fulgore, di qualche secolo; poi è l’ombra buia dove tutto precipita. Il Palazzo Madama è come una sintesi di pietra di tutto il passato torinese, dai tempi delle origini, dall’epoca romana, ai giorni del nostro Risorgimento. Per questo io lo prediligo fra tutti. Noi torinesi non lo sentiamo più, non lo vediamo più, come tutte le cose troppo vicine e troppo familiari, sin dall’infanzia, o lo consideriamo come un ostacolo non sempre gradito per la nostra fretta di attraversare la grande piazza. Non per nulla nel 1802 ne fu progettato l’abbattimento totale; si voleva liberare Piazza Castello della mole ingombrante; e sia lode a Napoleone I (benefattore dell’arte questa volta come poche volte fu mai) che intervenne scongiurando con un veto formale l’inaudita barbarie.
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