Futurismo e Dadaismo a Mantova

(06-12-2009 - romanzieri in news.)

Futurismo e Dadaismo a confronto a Mantova. Dal 13 dicembre presso la Casa del Mategna la mostra «Mantova nel segno dell’avanguardia: da Marinetti a Tzara» che, a cent’anni dalla pubblicazione del celebre Manifesto e a 76 dalla storica Esposizione Futurista di Palazzo Ducale, indaga i due movimenti evidenziandone analogie e divergenze. Soprattutto queste ultime, dato che Futurismo e Dada intrapresero, ideologicamente, strade diverse dal momento che Dada ancor più drasticamente si poneva in contrasto con la società e con le tradizioni, fino a voler fare tabula rasa di tutte le regole che fino allora avevano codificato la creazione artistica. Ma anche se si arrivò a una rottura tra futuristi e dadaisti, numerosi furono gli elementi comuni e le occasioni di scambio: lo spirito dissacrante, le serate provocatorie e irriverenti, la volontà di «rivoluzione tipografica», l’uso massiccio dei mezzi di comunicazione e delle riviste, la commistione tra generi tradizionalmente separati. Mantova, rispetto alla storia dei due movimenti, ha un ruolo in qualche modo particolare, unico. La città fu, infatti, sede di uno dibattito intellettuale condotto per «organi di stampa»: da un lato le riviste edite da Somenzi (che fu anche il principale promotore della grande mostra futurista tenutasi a Palazzo Ducale nel 1933), che diventeranno il vero e proprio organo di stampa del movimento marinettiano, e quelle pubblicate da Fiozzi e Cantarelli: «Procellaria» (1917-1920) e l’unica testata dadaista italiana, «Bleu» (1920-1921), realizzata in collaborazione con Julius Evola. Intorno a queste fucine di pensiero conversero intellettuali di valore e artisti, in primis lo stesso Martinetti. È l’8 febbraio del 1909 quando, in anticipo di qualche giorno rispetto alla sua pubblicazione ufficiale su «Le Figaro», appare su «La Gazzetta di Mantova» il primo manifesto del Futurismo, firmato da Filippo Tommaso Marinetti.

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