Israele, Dakouri, Futurismo, Bixio

(01-12-2009 - romanzieri in news.)

Per gli israeliani che si esprimono in lingua araba (uno su cinque) si dischiudono adesso nuovi orizzonti letterari con la messa a punto di un nuova legge che faciliterà l’importazione di libri in arabo, anche se stampati «in Paesi nemici» dello Stato ebraico. In passato anche libri del tutto innocui come «Pinocchio» o Harry Potter, o anche le traduzioni in arabo di testi classici di William Shakespeare e di Moliere, erano stati bloccati all’ingresso di Israele perchè «stampati in Paesi nemici», fra cui Libano e Siria. Tali limitazioni non esistevano invece per i libri stampati in Paesi che mantengono relazioni diplomatiche con Israele, come Egitto e Giordania, la cui produzione editoriale è però più ridotta. La nuova legge guarderà essenzialmente non più ai Paesi di origine, bensì al contenuto dei libri. I servizi di sicurezza israeliani avranno comunque facoltà di impedire l’introduzione di libri arabi o di riviste che esprimano odio verso Israele, che neghino l’Olocausto, o che incoraggino la organizzazione di attentati.
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«La condizione della donna nelle nostre società contemporanee non può essere in alcun modo imputata a una religione o a un’ideologia in particolare, bensì alla struttura patriarcale che regge ogni relazione di potere». È con queste parole che la ricercatrice siriana Shirine Dakouri introduce il suo libro ‘La donna araba tra presenza e assenza: l’harem del XXI secolo’ (Marietti, 2008). Una cultura patriarcale, quella che descrive la Dakouri, che «continua a determinare più di ogni altro elemento i ruoli sociali di ciascun individuo, in funzione delle sue capacità biologiche e psicologiche». È proprio in questo modo che «si perpetua la discriminazione nei confronti delle donne», aggiunge l’autrice, la quale, musulmana praticante, spiega al lettore occidentale che anche la religione è vittima di questa stessa mentalità.
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Una collana composta da sei volumi destinata ad essere un punto di riferimento fondamentale per la documentazione sulla produzione futurista in tutti i suoi ambiti di espressione. È «Nuovi Archivi del Futurismo», diretta da Enrico Crispolti per le edizioni De Luca Editori d’Arte.
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È un Nino Bixio inedito, navigatore, esploratore e conquistatore dei mari, quello narrato nel nuovo romanzo di Massimo Nava, editorialista e corrispondente a Parigi per Il Corriere della Sera. “La gloria è il sole dei morti”, appena uscito per le edizioni Ponte alle grazie, è stato presentato in anteprima oltralpe al Salon europeen du livre di Digione. Nel libro si scopre che il generale italiano, più noto per essere stato un personaggio chiave del Risorgimento, al fianco di Giuseppe Garibaldi nella spedizione dei Mille, «ha sempre avuto il mare nel cuore tant’è che prima di morire, volle lanciarsi in un’ultima impresa, costruire una nave mercantile, attraversare il canale di Suez appena inaugurato e avviare commerci nelle Indie Olandesi. Per questo, lasciò la famiglia e voltò le spalle agli onori militari». Del resto, fa capire l’autore, l’epopea garibaldina fu una breve parentesi nella vita di Bixio: «fin dall’adolescenza ha navigato gli oceani e morì in mare, nelle acque di Sumatra, dove si ritrovò a combattere contro la guerriglia islamica nel 1873».

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