Archivio per il mese 10-2009

Senso comune, metafisica e realismo

(07-10-2009 - romanzieri in news. 0 commenti)

L’opera di Étienne Gilson, Le Réalisme méthodique, che presentiamo nella sua prima edizione italiana curata da Antonio Livi, si ripropone nello scenario del dibattito filosofico italiano dopo settantatre anni dalla sua prima edizione francese del 1935. La posizione del filosofo francese circa il realismo come metodo della filosofia si contrappone a quella idealistica che ha caratterizzato in modo significativo la gran parte della speculazione filosofica dell’epoca moderna e non di meno quella contemporanea. Infatti, nonostante che la filosofia contemporanea abbia manifestato in più occasioni un atteggiamento critico verso la filosofia moderna, volto alla ricerca del “superamento” di alcuni esiti dei sistemi idealistici, non ne ha rinnegato il cogito come punto di partenza. La filosofia contemporanea non ha smesso di formulare le sue ipotesi interpretative all’interno del cogito, ovvero non ha smesso di vedere la realtà dalla prospettiva del cogito…
continua

L’ormai attestata egemonia degli autori sperimentali in Italia

(07-10-2009 - romanzieri in news. 0 commenti)

Qua e là in siti web e riviste di letteratura si legge che la scrittura sperimentale, e specialmente la poesia di ricerca, sarebbe “egemone” nel nostro paese.
Trovo sia assolutamente fondato. A fatica la mattina mi faccio strada, in tram, fra gente che tiene ostentatamente aperto davanti a sé “il verri”; alcuni per tutto un viaggio in bus godono a infastidirti urlando al cellulare i propri progetti di traduzione di testi di Robert Smithson, di Kaprow, di Morris. Altri cianciano di Gysin. Viene la nausea. Cosa vogliono? Si ha la sensazione di essere circondati. Si ha questa sensazione, ogni giorno.
Non se ne può più di questi bestseller del cutup. Così come trovo “indegno di un paese civile” (credo si dicesse così, prima che gli Egemoni bandissero espressioni simili) che in edicola con il Corsera + 5 euro diano addirittura libri di Robbe-Grillet, ristampe di Isgrò, di Arno Schmidt. Basta con le prose brevi di Beckett, coi saggi su Christian Dotremont, su Gallizio…
culturalia

Weird Islands

(06-10-2009 - romanzieri in news. 0 commenti)

weird islandsMad Art Nouveau fantasy illustrations by the Belgian artist, Jean de Bosschère, from his 1921 book, ‘Weird Islands’, available from the Internet Archive in various formats…
bibliodissey

Vook, ovvero l’invasione degli ultracorpi

(06-10-2009 - romanzieri in news. 0 commenti)

Sarà – per citare l’ultimo Woody Allen, quello di «Basta che funzioni» – un orrendo cliché, ma leggendo i molti articoli usciti negli ultimi giorni sul presente e sul futuro dell’editoria, viene voglia di disturbare ancora una volta il fantasma di Raymond Carver e di chiederci: ma di cosa parliamo quando parliamo di libri? Perché sembra ormai evidente che il vecchio «insieme di fogli che contengono un testo stampato o manoscritto, rilegati e provvisti di copertina» (Zingarelli 2008) è già pronto a essere affiancato (soppiantato?) da altri oggetti dove ci sono parole e suoni e immagini in movimento. Oggetti che in inglese hanno già un nome, «vook», «video» più «book» – e chi volesse vedere come funziona la cosa, non ha che da andare nel sito della casa editrice Simon & Schuster, che di questi ultracorpi ne ha appena pubblicati quattro, due manuali e due romanzi, e li lancia come «novità assolute»…
culturalia

Umberto Veronesi, L’uomo con il camice bianco

(06-10-2009 - romanzieri in news. 0 commenti)

Umberto Veronesi, ovvero l’uomo con il camice bianco, come recita anche il titolo del suo ultimo libro. Un uomo qualsiasi per un lavoro che richiede passione, onestà, lungimiranza, umanità. Già direttore dell’Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori di Milano, fondatore della Scuola e dell’Istituto Europeo di Oncologia, di cui è attualmente direttore scientifico, il professor Veronesi sa bene che elencare i successi e le vittorie di una carriera costellata di imprevisti e felici intuizioni sarebbe stato troppo facile. Ha deciso invece di scrivere, a quattro mani con il suo più stretto collaboratore, Alberto Costa, un libro che sia esempio per i giovani medici e per chiunque voglia intraprendere una carriera irta di difficoltà, il cui fine è sempre nobile e molte le difficoltà da affrontare. La sua vita è stata dedicata alla guerra contro il cancro, un male senza pietà. Veronesi si sofferma sui bambini e sull’incapacità, persino da parte di un luminare, di accettare che qualcuno che ancora sa poco o nulla dell’esistenza sia già messo di fronte a una sfida con se stesso, dalla quale probabilmente uscirà sconfitto. Il Veronesi uomo appare chiaro nei pensieri di chi ha vissuto i cambiamenti dell’Italia dagli anni Sessanta in poi, di chi ha visto l’Europa prendere forma e ha potuto valutare le trasformazioni politiche e sociali degli italiani. Il medico, però, si trova da sempre di fronte donne con sintomi simili ma terribili, occhi pieni di paura, confessioni uguali eppure diverse. Sono le vite degli altri, come dicono gli autori fin dal primo capitolo, ma sono vite in cui calarsi e di cui appassionarsi. Un compito a cui Veronesi non si è mai sottratto, una spinta a cui non è mai venuto meno. Lui che non si sente speciale, ma che crede nel futuro e che, da semplice uomo con il camice bianco, mette ancora i suoi giorni al servizio degli altri e del loro avvenire.

Rita Levi Montalcini, L’altra parte del mondo

(06-10-2009 - romanzieri in news. 0 commenti)

L’altra parte del mondo, di Rita Levi Montalcini con Giuseppina Tripodi. (Rizzoli). “Il ruolo della donna è storicamente non visibile”, inizia così L’altra parte del mondo, il nuovo libro scritto da Rita Levi Montalcini con Giuseppina Tripodi, sua fedele collaboratrice da oltre quarant’anni. Un libro incentrato sul problema della diseguaglianza ancora esistente tra uomini e donne, sulla povertà culturale e finanziaria di molte zone del pianeta e sulla mancanza di risorse reali, e non strettamente economiche, che ancora non permettono di accendere i riflettori sul progresso socio-demografico. Un testo dedicato alle donne di tutto il mondo da una persona che, a sua volta, ha sempre difeso il diritto all’uguaglianza e alle pari opportunità. Rita Levi Montalcini, scienziata, senatore a vita, Nobel per la medicina e orgoglio italiano, da sempre si batte per finanziare progetti che aiutino le donne a realizzarsi come essere umani a tutto tondo. Ancora di più quando lo sviluppo è reso tortuoso da povertà, mortalità e ignoranza, macigni che ancora torturano grandi fette di mondo. È lo scopo anche di questo ultimo lavoro: analizzare sia i progressi fatti dal genere femminile negli anni, sia la situazione attuale che presenta una parità raggiunta solo in apparenza. Sono l’istruzione e la formazione continua a dover rivestire un ruolo da protagoniste: la prima perché è in grado, disintegrando l’analfabetismo, di fronteggiare le emergenze planetarie e determinare lo sviluppo delle nazioni più povere. La seconda perché in grado di specializzare in modo sempre più raffinato, attraverso la trasmissione e l’acquisizione di conoscenze adeguate. È un libro di speranza e consapevolezza, in cui la lucida programmaticità sposa la voglia di creare uguaglianza tra popoli, generi e nazioni in vista di un futuro in cui saranno proprio le donne ad avere il compito più difficile: inventare e gestire la pace.

Javier Moro, Il sari rosso

(06-10-2009 - romanzieri in news. 0 commenti)

Javier Moro va direttamente al cuore dell’India contemporanea nel suo nuovo romanzo, Il sari rosso, in uscita giovedì in italiano per il Saggiatore (pagine 588, 18,50 euro). Lo scrittore e giornalista spagnolo ha già raccontato il paese altre volte, facendone quasi una patria letteraria (tra gli altri, Mezzanotte e cinque a Bhopal, del 2001, scritto con Dominique Lapierre; e Passione indiana, del 2006). Ma qui narra l’avventura personale di Sonia Gandhi affrontando così la saga della famiglia Nehru-Gandhi e l’epopea di un’intera nazione. Quella de Il sari rosso è innanzitutto una straordinaria biografia e in fondo una storia anche tutta italiana, per quanto poco nota: quella di Sonia Maino, nata a Lusiana (Vicenza) e cresciuta a Orbassano (Torino), prima di andar sposa nel 1968 a Rajiv Gandhi, figlio di Indira e nipote di Jawahrlal Nehru. Il sari del titolo è quello indossato alle nozze da Sonia, dopo esser stato già l’abito da sposa di Indira, filato per lei da Nehru durante la prigionia. Dall’incontro tra Sonia e Rajiv a Cambridge nel 1965, nel corso degli anni questa biografia si intreccia così in modo indissolubile con la storia dell’India, attraverso le vicende di una donna e di una famiglia dove la politica è destino e anche tragico fato, replicato dopo la violenta morte di Indira (1984), anche da quella di Rajiv (1991), ucciso da un commando Tamil. «In tutta la mia vita mi sono sentito vicino ai Ghandi – racconta Javier Moro, in questi giorni a Milano per l’uscita del romanzo in Italia -, forse perché mio zio Dominique Lapierre mi parlava molto di Indira, erano amici. Ero a Delhi nel maggio del 1991 quando ci fu l’assassinio di Rajiv e vidi in diretta la prima scena del libro, quella dove racconto la cremazione di Rajiv. Mi commosse l’immagine di Sonia, questa vedova così giovane, così disperata, così triste che vedeva partire i suoi sogni, tutta la sua vita andar in fumo assieme alle ceneri di suo marito. Mi dissi che sarebbe stato bello raccontare la storia di questa famiglia dal punto di vista di Sonia, di un’italiana, un’europea, un’occidentale. Un punto di vista per capire meglio il complicato mondo dell’India. Ma in quel momento la storia non aveva finale, perchè era così triste da non averne uno. Lasciai la storia da parte fino al 2004 quando Sonia vinse le elezioni generali e allora pensai che finalmente aveva un buon finale. Una italiana – continua Javier Moro – senza studi superiori, timida, riservata e che odia la politica, anche perchè la politica ha portato via tutto quello che amava, finisce per vincere le elezioni in un Paese dove abita un sesto dell’umanità e si converte senza volerlo nella donna più potente dell’Asia, secondo la rivista Forbes la donna più potente del mondo». Il testo è frutto di tre anni di pazienti ricerche, racconta con passione Javier Moro, svolte senza alcuna collaborazione da parte dei Gandhi, riservati e restii a parlar del privato. E anche di fortunate coincidenze, come l’incontro con la segretaria di Indira per oltre due decenni, Usha Bhagat, o con Christian von Stieglitz, l’amico che fece conoscere Rajiv Gandhi e Sonia Maino, scovato quasi per caso dallo scrittore. In futuro Javier Moro pensa a un romanzo ambientato in Brasile. Quanto all’India, «sono convinto che Rahul (figlio di Sonia e Rajiv, ndr) sarà il prossimo primo ministro e sarà la quarta generazione della stessa famiglia alla guida del paese».