Lo scrigno segreto delle fiabe turche

(08-10-2009 - romanzieri in news.)

In una terra in cui la tradizione orale è quella prevalente e dove, nel racconto, si trasfigura la passione e il sentimento, ma anche il rigore e la durezza di un popolo come quello turco, le fiabe sono un grimaldello inatteso e affascinante per penetrarne la cultura popolare, che è poi la base dell’altra, quella «nobile», quella ufficiale, dove il popolo poco o punto c’entra. Cercare di ricostruire il patrimonio favolistico di una terra aspra come la Turchia della fine dell’800 e dei primi del secolo successivo era una impresa, e solo l’amore per la cultura turcofona che animava Ignacz Kunos l’ha resa possibile. Kunos, in un momento in cui l’Occidente e l’Oriente erano percorsi da un fervore letterario inarrestabile e gli interrogativi sulla cultura di ciascun Paese, sul suo valore, sulla sua storia, costituivano banco di discussione tra gli eruditi e i poeti e scrittori, si mise in viaggio attraversando l’Anatolia in lungo e largo. Lo fece sedendosi accanto a caminetti, davanti a capanne, sotto alberi, cercando di convincere donne e uomini, soprattutto anziani, a raccontargli le fiabe della loro infanzia e chiedendo se, tramandandole oralmente, ne avessero modificato il tessuto, magari marginalmente, magari capendo che i bambini che erano stati loro erano diversi dai loro figli e nipoti. Un’opera meritoria per Kunos, docente di turcologia all’università di Budapest, che capì che, per dare valore scientifico, oltre che letterario, alla sua ricerca doveva piegarsi a tradurre il frutto del suo lavoro in inglese. Oggi Donzelli propone per la prima volta queste fiabe turche svelando un mondo, sconosciuto finora, fatto di delicati racconti in cui cultura e tradizione si fondono mirabilmente.

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