Elizabeth Strout, Olive Kitteridge

(25-09-2009 - romanzieri in news.)

Vincitrice del premio Pulitzer 2009 con il suo romanzo composto di 13 racconti, Olive Kitteridge (Fazi ed.), l’americana Elizabeth Strout difende quel senso di antipatia che trasmette la protagonista del suo libro. «Olive è spesso dura con gli altri e si comporta in questo modo quasi sempre perché ha paura – dice la scrittrice -. Mi è apparsa subito come un personaggio completo ma l’ho scoperta anch’io mentre scrivevo e si è sviluppata anche in me, in alcuni casi, la tendenza a proteggerla. Non volevo metterla in cattiva luce». Donna piuttosto rude e dal carattere difficile, Olive è un’insegnante di matematica in pensione sposata con un farmacista molto tranquillo. Nei 13 racconti brevi che compongono il romanzo, ambientati nel Maine è lei a fare emergere le angosce e i turbamenti di una piccola comunità di pescatori. «Tutto – racconta la Strout – è nato da un racconto breve che ho scritto. Ho capito quasi subito che ne avrei fatto un romanzo non tradizionale ma a capitoli. Volevo dare agli altri personaggi del libro la possibilità di vedere Olive dal loro punto di vista. Mi ha sempre affascinato il concetto di punto di vista». Certo, continua la scrittrice, «ho preso a modello tante persone conosciute nel corso della mia vita, nel Maine, ma Olive è un personaggio a sé». La Strout, 53 anni, è una donna bionda e delicata, l’opposto della sua protagonista, e vive da 25 anni a New York. Ma il Maine è rimasto sempre nel suo cuore. «È uno stato per molti versi isolato dove molte famiglie sono lì da generazioni come mio padre e mia madre. Questo ha portato un forte senso di orgoglio e di appartenenza, di etica del lavoro di frugalità e di vita condotta nel modo più semplice possibile». Con Olive Kitteridge, uscito in Italia in luglio e arrivato alla quarta edizione con 35 mila copie vendute, la Strout si è imposta all’attenzione nel nostro paese dove nel 2000 era uscito, sempre per Fazi editore Amy e Isabelle.

un commento

(Concetta Mondello il 03-11-2009 alle 15:13 pm #)

Uno dei momenti del libro che ho sentito più vicino alla mia esperienza del mondo e alla mia sensibilità è quello in cui Olive, in visita al figlio a New York,decide di tornare a casa dopo soli tre giorni perchè nessuno si è preoccupato di avvertirla della macchia di gelato sulla sua camicetta bianca.Olive è assalita dall’angoscia e si rende conto che agli occhi del figlio e della nuora è solo ormai una vecchia signora. Sono le piccole cose, gesti dimenticanze, il non detto, a proiettarci nella mente degli altri e farci capire come ci vedono.Un’esperienza che è capitata a tutti e che ,insieme alla visione che il prossimo ha di noi, ci fornisce, ahimè anche un ritratto di coloro che ci circondano, spesso tanto più doloroso quanto più tali esseri occupano un posto di rilievo nella nostra esistenza . La chiaroveggenza è delle menti lucide ma fa soffrire.

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