La letteratura costruisce luoghi inediti

(15-07-2009 - romanzieri in news.)

Da tempo ormai siamo entrati nell’epoca del prefisso post al quale si lega strettamente il prefisso geo (geopolitica, geofilosofia, geopoetica, geocritica) a segnalare la centralità della costruzione di nuove aree prodotte dal capitalismo globale e la necessità di continuare a riflettere sui modi di costruzione sociale dello spazio. Anche la critica letteraria ha riflettuto su queste questioni proponendo, da diverse angolazioni critiche, studi sulla rappresentazione letteraria della spazio (basti ricordare la produzione dei molti Atlanti della letteratura, in primo luogo quello di Franco Moretti), e continua ora a farlo la nuova prospettiva introdotta dalla geocritica.
Dalla critica letteraria proveniva Edward Said e provengono anche autori di recenti lavori sulla rappresentazione dello spazio, come Bertrand Westphal, che nel 2008 ha pubblicato uno studio tradotto in italiano dal suo collaboratore Lorenzo Flabbi, Geocritica. Reale finzione spazio (Armando 2009) dal quale possiamo utilmente prendere le mosse per misurare il contributo rivelante della geocritica alla questione della rappresentazione dello spazio. La geocritica dà per acquisita una concezione dinamica dello spazio, che non è un referente stabile e fisso passibile di venire descritto o trasfigurato, piuttosto è ciò che risulta dall’interazione tra diversi agenti sociali e soprattutto dalla relazione tra spazio intimo, eterotopo, e spazio pubblico, tra spazio della trasgressività e spazio della legge…
Il Manifesto

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