Dàgli alle paperelle

(20-04-2009 - Massimo Boccuzzi in news.)

Confesso: se l’avessi sentita dire questa storia del sequestro a Firenze delle paperelle erotiche vibranti m’avrebbe divertito. La notizia ha fatto presto a diffondersi anche sui media nazionali, segno che anche i cervelli meno svegli reagiscono al volo a certe sollecitazioni. Come si permette un assessore di ficcare il naso nei piaceri erotici della gente? E giù tutti col manuale delle libertà in mano a cercar di capire come difendere il sacrosanto diritto d’usare l’attrezzo del piacere. Io, quel giorno, ero assieme all’assessore Graziano Cioni. Testimone oculare della paperella. Che non era da sola, ma in mezzo a una quantità di suoi parenti che pur appartenendo alla stessa famiglia non hanno didascalia nei manuali tradizionali di birdwatching e che, nella notizia, non sono stati nominati. C’è poi un altro piccolo dettaglio poco o per niente considerato: che questi simpatici aggeggi erano esposti alla visione (forse anche all’acquisto?) di chiunque, in un grande magazzino. Superando così quel limite, sempre più teorico, tra esposizione e esibizione delle merci. La differenza è sottile, ma sostanziale: dove c’è esibizione c’è anche invadenza. Una cosa decisamente di cattivo gusto. Ed è forse con questa consapevolezza che certe funzioni si travestono da buffe paperelle. Per poter esibire cose che dovrebbero essere accessibili sì liberamente, ma non a tutti: solo a chi le cerca. C’è il rossetto vibrante, il mascara allungabile a dismisura, il fallo comune in prezioso cristallo, il frullatore a immersione però senza lame, il lubrificante che se non si chiamasse kamasutra lo scambieresti per gel da capelli. E c’è poi il pretesto dell’arte: il vibratore scultura, che fa più cultura d’avanguardia. Non manca l’ipocrisia furba di chi sa che questi oggetti, ingentiliti e ben esposti, possono allargare “anche” le vendite. Sono convinto che i tanti sostenitori della libera esposizione di paperelle e affini si sentirebbero offesi o imbarazzati a vedersene offrire una in omaggio. Eppure in base a questa logica esibizionistica del commercio, dovrebbero andarne fieri. Lo scalpore che ha creato la notizia è quindi contraddittorio. Si combattono battaglie per togliere il Crocifisso da scuole e ospedali perché lo consideriamo invadente del pensiero altrui e poi ci ergiamo a difesa dell’esposizione del fallo artificiale.

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