Lamentarsi della televisione

(14-04-2009 - Massimo Boccuzzi in news.)

Lamentarsi della televisione è diventato il luogo più comune tra i telespettatori. Gli aggettivi si sprecano: tv vergognosa, tv spazzatura, tv sciacalla (dell’audience post sciagura), tv generalista e tv buonista o criminale. Un lamento trasversale che accomuna gerarchie, politici e intellettuali, artisti e filosofi, laici, cattolici, integralisti di qualsiasi cosa. Eppure nessun media di massa rispecchia la società quanto sa fare la televisione. Non parlo di quelle trasmissioni dagli ascolti milionari che conoscono tutti. Milioni di persone che guardano Bruno Vespa che disseppellisce l’orsacchiotto di peluche dalle macerie del terremoto hanno una loro giustificazione intrinseca, poiché la televisione è accesa, la tragedia da sempre fonte di curiosità e quello passa il convento dell’informazione. Più o meno la stessa cosa accade con il Savoia fenomeno di ballo televisivo o con il candidato sindaco campione di telequiz o opinionista sportivo. E’ una questione di tempi: una volta la televisione serviva a far arrivare la lingua italiana anche a chi parlava e sentiva parlare solo il dialetto, e ora trova una sua utilità nel far capire che anche un principe d’ex casa reale può essere un bischero qualsiasi a chi un principe non l’ha mai visto e se n’è fatta magari un’idea sbagliata in una democrazia matura. La tv delle grandi audience come specchio della società è un bluff fuorviante rispetto al potere riflettente della televisione locale. Ieri a casa di amici ho fatto zapping: presentatori vestiti senza preoccupazione per il gusto, che parlano un miscuglio tra un dialetto corretto e uno zoppicante italiano; televenditrici deboli nel congiuntivo con unghie french-nail perennemente in primissimo piano; maghi e chiromanti che insegnano a diventar ricchi e impregnati di quella filosofia semplice che risponde a domande primordiali: m’ama o non m’ama? Guardare questo tipo di televisione o scendere in strada in mezzo alla confusione di un mercato è la stessa cosa. E, credetemi, piace di più. Piace moltissimo. Il meccanismo dell’audience dunque non parla chiaro. Rispetto ai sei milioni di italiani che guardano Vespa ce ne sono almeno venti milioni che guardano astrologi, imbonitori e opinionisti da bar sport. Basterebbe cominciare a misurarli non sulla singola trasmissione, ma sul tipo di cosa trasmessa.

nessun commento

Aggiungi un commento