Toscana 2.0

(07-04-2009 - Massimo Boccuzzi in news.)

C’è una definizione nuova che non significa nulla, si chiama due-punto-zero. Quando non si sa che dire di un argomento, ad esempio il turismo, basta dire che ormai si va verso il turismo 2.0 per uscirne con la coscienza pulita. Il turismo non è un esempio a caso. In queste ultime settimane ci sono state due notizie importanti. La prima è che la Regione ha stanziato un bel po’ di milioni di euro per sostenere il turismo; la seconda è che i musei cittadini registrano un impressionante calo di visitatori. In entrambi i casi si è invocato il turismo 2.0. Lo spot milionario, non guardando la televisione, l’ho visto su youtube. Se quella è la Toscana 2.0 cerco di raccontarla in sintesi: ci sono i cipressi, le colline in fiore, l’acqua calda delle terme, la chiesa scoperchiata di San Galgano e un bar che sembra di Montecatini con un cameriere che trasporta una bibita sul vassoio. Poi ci sono personaggi femminili avvolti tra mille veli e parrucche che schiacciano una ciocca d’uva col piede, tracannano bicchieri di vino, danzano in improbabili pic nic del fashion, hanno il neo finto come le dive ai tempi del duce, infilano la testa in una gabbia rococò e (forse ubriache) assistono all’apparizione del cavallo alato toscano: la versione 2.0 dell’unicorno, il meno conosciuto Pegaso. Le immagini sono di rara bellezza e proprio per questo false e improbabili: nessun dozzinale condominio, niente città strabordanti di ineleganza, niente su quelle terribili zone industriali prefabbricate in cubi grigi sorte un po’ dappertutto, niente città con le vetrine ormai uguali ovunque piene di griffe Parigi, Tokio, New York, e soprattutto niente pittura, scultura, artigianato. Niente musei. Con buona evidenza, dunque, i creatori dello spot sapevano già che il turista 2.0 non appartiene alla specie che perde tempo ad ammirare Michelangelo o il Beato Angelico. Il turista 2.0 verrà in Toscana a veder le belle donne in parrucca che tracannano il vino e poi vedono il Pegaso, poco importa se poi su via Calzaiuoli gli serviranno pizzette alla blatta e Coca-Cola. Peccato. Spot e investimenti milionari potevano prevedere qualche secondo per raccontare un turista intelligente che affronta un viaggio di migliaia di chilometri e rischia di morire di epatite per riuscire a vedere da vicino un Pontormo. Ma questo è 2,1.

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