Eutanasia del senso

(16-03-2009 - Massimo Boccuzzi in news.)

C’è una forma di eutanasia permessa, anzi incoraggiata. Eutanasia trasversale perché riguarda indistintamente cose e persone. La sua forza distruttiva risiede nella convinzione dei più che se non sei famoso è meglio non esistere. Tra le persone il fenomeno si nota meno. Ognuno, in fondo, è una piccola celebrità, almeno per se stesso, anche se poi gli uomini che contano davvero dai tanti di una volta son passati a meno di una ventina in tutto il mondo. Il fenomeno è invece evidentissimo nelle architetture urbane di quasi tutte le città: un centro vitale famoso (ma non è detto che sia per forza in centro) e tutto il resto muore. Gli spazi vitali si riducono giorno dopo giorno. Anche nelle grandi città si riducono a un quartiere o, peggio, a un paio di strade. Tutto il resto va in eutanasia per dimenticanza o abbandono. Si comincia con un negozio, un cinema o un bar che chiudono. Spazi che si svuotano e non vengono più riempiti e che lentamente scivolano in un degrado senza più ritorno. Molti di questi sono testimonianza di architetture ancora giovani, gli anni Cinquanta per esempio, eppure son lasciati morire: soffocati dal sudicio, dalle erbacce, dall’inclemenza di un tempo che non ha tempo per curarle. Niente le salva, neppure quella forma di contraddizione tutta italiana che erige attenti e commossi musei per una vecchia Vespa e rimane indifferente al tetto che crolla nell’edificio abbandonato dietro casa. Poco importa se assieme alle mura crolla anche la nostra storia più recente, prontamente sostituita con un vuoto e patinato ricordo nostalgico. Interi pezzi di città hanno cornicioni pericolanti, finestre a pezzi, erbaccia che ingoia porzioni di cemento e cumuli di ferraglia arrugginita. Luoghi che si svegliano solo per qualche scricchiolìo sinistro o quando arrivano le ruspe e spianano al suolo tutto per urbanizzare un nuovo senza spessore, uguale a Firenze come a Torino, Milano o Poggibonsi. Occorrerebbero veglie di protesta, fiaccolate, accanimento terapeutico. Invece queste son manifestazioni che dedichiamo solo ad altre forme di vita, purché pur morenti qualcuno abbia deciso di dargli una fama. Un giorno porteremo i nostri nipotini in un edificio anonimo, museo degli anni che furono, ad ammirare oggetti d’epoca senza più i contenitori che gli davano un senso.

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