Robot in fallimento

(03-03-2009 - Massimo Boccuzzi in news.)

Quando frequentavo le scuole elementari, dal cartolaio vicino casa acquistavo sempre i quaderni della serie 2000. Il bello erano le copertine: quattro facciate dedicate alle straordinarie potenzialità del futuro più prossimo. Il ventunesimo secolo: quello in cui il genere umano si sarebbe divertito un sacco, facendo fare tutta la fatica al loro sostituto più prossimo, i robot. Quei robot anni Sessanta erano assai meno sofisticati di quelli che poi son nati davvero, eppure erano migliori. Migliori nella funzionalità, ma soprattutto migliori per etica e filosofia. I progettisti di robot di oggi, che hanno quasi tutti la mia età, frequentavano probabilmente cartolerie diverse. Altrimenti avrebbero fatto tesoro di quelle vecchie copertine ispirandosi al loro principio più romantico: andare oltre l’uomo, eliminandone ogni difetto. Essendo quei robot immaginari al servizio di ogni uomo del pianeta, inoltre, avrebbero contribuito con la loro perfezione a migliorare attraverso la convivenza il genere umano in generale.
Dobbiamo riconoscere che è stato un fallimento. Oggi c’è un robot per ogni cosa, dall’affettamento delle zucchine al tiro di precisione di un bombardamento, ma questo non aiuta granché il genere umano. A cosa serve, ad esempio, un robot da cucina? Il robot immaginario avrebbe dovuto servire a tavola come un maggiordomo, cibi gustosi e nutrienti, mentre gli umani potevano starsene comodamente su un divano robot a leggere un libro robot di filosofia. Per non parlare poi di quei robot che oggi, nelle grandi industrie mondiali in crisi, avvitano i bulloni di automobili che nessuno potrà comprare, o di quelli preparati per fare la guerra. Tutti questi robot hanno fallito il loro scopo, che era quello di migliorarci la vita. E’ stato piuttosto il contrario, l’hanno peggiorata. In guerra si continua a morire, sul lavoro anche, e in cucina non hanno prodotto niente di meglio, anzi da qualche parte si muore sempre di fame. Al posto di progettare robot che assomigliassero al nostro cervello, sempre colmo di buoni propositi e nobili ideali, si sono concentrati nel farli assomigliare alle nostre mani, o ai piedi, per non parlare delle altre parti del corpo. E la convivenza ha fatto sì, e lo leggiamo tutti i giorni nelle pagine di cronaca, che gli uomini stanno smettendo di comportarsi da uomini.

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