La maledizione del cellulare

(09-02-2009 - Massimo Boccuzzi in news.)

Non so se capita anche a te, di aver bisogno di quella quiete ideale che immagini in ogni dettaglio, ma non sta in nessun luogo. La quiete che, nel momento stesso in cui la cerchi, ti fa salire l’ansia e una gran voglia di scappare. E non puoi, perché la voce interiore, all’improvviso autoritaria, ti dice: che scemo, scappare, ma scappare dove?
Ripassi a memoria luoghi, persone, profumi, colori, geologie dei suòli, ma non sapresti dire un posto al mondo che veramente ti consóli.
A questo scopo ho comprato una scatola di cartone ondulato bella grande. Una di quelle da grandi spedizioni, o da spedizioni grandi, se hai poca fantasia. Fuori c’è scritto alto, basso, fragile, maneggiare con cura. Dentro lo spazio sufficiente per starci comodo quel che basta, senza forzare il corpo. Ho tagliato, sui lati, due piccole fessure per far entrare l’aria. Poi, seduto sul morbido tappeto in mezzo al salotto, me la sono posta addosso nascondendomi completamente da tutte le viste, anche dalla mia.
Dentro la scatola c’era l’odorino buono del cartone nuovo, e la debole luce che entrava dalle fessure disegnava sulle pareti ombre antiche e amiche. Come quelle multivisioni d’arte che non fai in tempo a rimanere perplesso e già hanno vinto qualche sconosciuto e internazionale premio. Dentro la scatola i rumori erano tutti in lontananza, ed è spettacolare constatare i piccoli rumori finalmente in primo piano con il caos del mondo appena in sottofondo. Dentro la scatola il respiro diventa quasi una musica e dopo un po’ prende quella consistenza calda e umida che solletica il piacere. Più del respiro non consiglierei, per via dell’odore. Dentro la scatola potresti rimanerci dieci minuti o anche un giorno intero, e hai sempre quella sensazione di mamma, di pancia, di acque che ancora non si sono rotte mentre tutto il resto sì.
Dentro la scatola, nell’angusto spazio, ti ci puoi sentire come in un castello e, se qualcuno ti vedesse o solo sospettasse, potresti aspettarci comodamente l’ambulanza per il manicomio. Ma puoi permettertelo, per una volta, perché dentro la scatola non fa più nessuna differenza chi o come sei, essere savio o matto, servo o re. Nella scatola scopri finalmente che il tuo mondo, e forse anche quello degli altri, potrebbe rinunciare per sempre agli abusati aggettivi. Unico errore, porca miseria, è lasciare acceso il cellulare.

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