Informazione o orientamento?

(19-01-2009 - Massimo Boccuzzi in news.)

Certi duelli televisivi hanno del grottesco. Prendi quello tra Lucia Annunziata e Michele Santoro. Son riusciti addirittura ad eclissare la tragedia della guerra moltiplicando la loro – piccola, a confronto – scaramuccia all’infinito. Su richiesta e per il piacere dell’audience, come si fa coi bambini, quando si racconta la stessa favola per rassicuragli sonno e coscienza. Così, quel pezzo di trasmissione televisiva è stato ritrasmesso dappertutto: su youtube, sui giornali, sui blog, alla radio, sui blob televisivi e le loro imitazioni. Pochi hanno notato che, proprio all’inizio di quel battibecco, è stata pronunciata una parola che poco si addice al giornalismo: orientamento. Perché non vi si addice? Semplice, perché un giornalista dovrebbe informare, non orientare. Orientare, soprattutto se parliamo di pubblica opinione, è un altro mestiere, più vicino alla pubblicità che all’informazione. Naturalmente si sa che quando le persone si riscaldano, nello stress da contraddittorio, è facile scivolare fuori dal seminato e utilizzare parole improprie. C’è chi offende, chi fa del sarcasmo, chi usa l’arma dell’accusa o dello screditamento. Ma torna in mente il vecchio detto toscano: Arlecchino si confessò burlando! Cosa può nascondersi dietro la parola orientamento? Che sia così che funziona quella che noi crediamo informazione? Se anche così fosse non c’è da farla troppo lunga. E’ la dimostrazione che pure ai piani alti del giornalismo si sono presi i vizi di una società ormai più incline all’orientamento che alla verità. Non c’è settore che sia rimasto immune da questa voglia di orientare la nostra opinione a prescindere dalla verità: da chi vuol venderci lo yogurt o la macchina usata a chi vuol venderci un’idea, o peggio un ideale. Che lo facciano i giornalisti è davvero grave. Perché un giornalista è per le notizie un po’ quello che dovrebbe essere il dottore di fronte alle cura: deve curare, non orientarci al consumo di un farmaco. Alla persona inerme, rispetto all’altrove dove sempre di più accadono le cose che ci riguardano, non rimane altro che coltivare il dubbio. Trasformarci tutti in contemporanei San Tommaso scettici sinché non infiliamo il dito nell’evangelica piaga. Peccato che ormai non si accontentano del dito, vogliono il piede con tutta la scarpa, e camminando non si pestano le piaghe.

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