Eroici dove meno te l’aspetti

(12-01-2009 - Massimo Boccuzzi in news.)

Viviamo in un Italia che vede rosso, ma solo il rosso Ferrari. Lo dimostrano un Ministro della Repubblica che in un discorso concede al tornitore di Maranello (un figura retorica quanto la casalinga di Voghera) un maggior orgoglio professionale rispetto all’impiegato del Catasto, e i giornali quotidiani online che scalano di un posto gli un po’ meno rossi fatti di sangue mondiali e nostrani e i conti in rosso delle pubbliche finanze, per far posto alla presentazione della nuova rossa monoposto: la F60. E nell’amore per questo rosso si rispecchiano tutte le contraddizioni del nostro essere italiani. Quasi nessuno può permetterselo, ma tutti lo amano questo modo di bruciar più benzina di quel che serve, rappresentato da quattro ruote con la lamiera rossa intorno. Ma fosse solo questo. Il problema è che a ogni livello – ministeriale, mediatico o popolare che sia – su un certo tipo di rosso avviene il transfer di quel che si vorrebbe essere e che non siamo. Ci rispecchiamo in quel rosso apparentemente senza difetti, ne condividiamo i successi come se fossero i nostri, annulliamo nella presunta vittoria di qualcosa ogni nostra sconfitta personale. E’ il vecchio trucco di trasformare in sociale ciò che singolarmente non avrebbe fascino. Un modo per far sì che il tornitore della Ferrari, un operaio meccanico messo male quanto tutti gli altri, entri nella mitologia dell’Italia che funziona. Il ministro, forse inconsapevolmente, ce lo porta a esempio come fece Stalin nei metalmeccanici manifesti di regime. E altrettanto inconsapevolmente ce lo fa odiare. Lui, il tornitore, così perfetto e noi brutti, sporchi, cattivi e antinazionalisti. Noi, di contrappeso, si potrebbe vantare le glorie della Panda 30 che ha passato dieci revisioni e dell’Apecar un po’ malconcia. Perché l’Italia che corre e che vince, è eroica dove meno te lo aspetti. Nella vecchietta zoppa che cammina e rimane in piedi anche sui marciapiedi sconnessi, nella figura dei giovani laureati che rispondono ai call center a due euro l’ora pur di campare, in quelli che l’unica corsa che fanno è quella verso la fine del mese per farsi bastare lo stipendio. Son questi i campioni in cui dovremmo riconoscerci di più. Di cui ministri e giornali dovrebbero continuamente parlare. Hanno solo un difetto: non sono più rossi, sono incazzati neri.

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