Archivio per il mese 01-2009

Antigone

(27-01-2009 - Massimo Sannelli in news. 0 commenti)


Esnedy Milán Herrera
interpreta Antigone, di Massimo Sannelli : Genova, La stanza della poesia (Palazzo Ducale), 6 febbraio 2009, ore 17 ; Roma, Teatro Manhattan, 13-15 marzo 2009. La regìa dello spettacolo al Teatro Manhattan è della stessa Milán Herrera. Dal testo:

A voi uomini piace
solo una donna morta.
Le due ali che avrà
una larva cresciuta
nel bozzolo di seta
vi spaventano ancora.
Se un’anima si alza
da questo sonno, spiace. Continua »

Un minuto di silenzio

(27-01-2009 - Massimo Boccuzzi in news. 0 commenti)

Un minuto di silenzio per Eluana, uno per la striscia di Gaza, uno per i morti sul lavoro, uno per le vittime degli incidenti stradali, uno per sostenere la ricerca sul cancro, uno contro la riforma scolastica, uno per l’Alitalia, uno per il surriscaldamento del pianeta, uno per le stragi di mafia, uno per l’abolizione delle tasse ingiuste, uno per l’abolizione delle tasse in genere, uno per sostenere la lotta alle sperimentazioni cosmetiche sugli animali, uno per protestare contro gli organismi geneticamente modificati, uno contro la fame nel mondo, uno contro le discriminazioni razziali, uno contro le discriminazioni sessuali, uno contro lo sfruttamento della prostituzione minorile, uno contro il turismo sessuale, uno contro lo sfruttamento dei bambini sul lavoro, uno contro il lavoro nero, uno contro il lavoro in generale, uno perché vi sia sempre lavoro per ognuno, uno per un’informazione senza bavagli o censure, uno per il sostegno ai giornalisti incarcerati, uno contro l’uso della tortura, uno contro la pena di morte, uno a sostegno della vita, uno contro la deforestazione dell’Amazzonia, uno per sostenere la lotta all’aids, uno per l’abolizione della caccia, uno contro la caccia alle balene, uno contro il lavaggio in mare delle petroliere, uno contro lo scioglimento dei ghiacci al polo, uno contro la globalizzazione, uno per il rilancio dell’economia internazionale, uno contro gli abusi edilizi, uno per lo sviluppo equo e solidale, uno contro il terrorismo, uno in memoria dell’olocausto, uno in memoria dei partigiani uccisi, uno in memoria delle vittime di tutte le guerre, uno contro le armi al fosforo, uno contro la privatizzazione dell’acqua, uno contro la droga, uno contro la manipolazione genetica del genoma umano, uno a favore della donazione degli organi, uno contro il traffico internazionale di organi, uno per ognuno degli otto miliardi di persone che a questo mondo hanno un buon motivo per protestare o una giusta causa da promuovere. L’elenco è talmente lungo che viene il dubbio di vivere in un mondo profondamente ingiusto. Anche perché una giornata è fatta di 24 ore, che sono 1440 minuti, e anche se il silenzio è d’oro non basterebbero comunque. E’ per questo che tutti continuano a parlare, continuamente, persino per chiedere il fatidico e impossibile minuto di silenzio.

Informazione o orientamento?

(19-01-2009 - Massimo Boccuzzi in news. 0 commenti)

Certi duelli televisivi hanno del grottesco. Prendi quello tra Lucia Annunziata e Michele Santoro. Son riusciti addirittura ad eclissare la tragedia della guerra moltiplicando la loro – piccola, a confronto – scaramuccia all’infinito. Su richiesta e per il piacere dell’audience, come si fa coi bambini, quando si racconta la stessa favola per rassicuragli sonno e coscienza. Così, quel pezzo di trasmissione televisiva è stato ritrasmesso dappertutto: su youtube, sui giornali, sui blog, alla radio, sui blob televisivi e le loro imitazioni. Pochi hanno notato che, proprio all’inizio di quel battibecco, è stata pronunciata una parola che poco si addice al giornalismo: orientamento. Perché non vi si addice? Semplice, perché un giornalista dovrebbe informare, non orientare. Orientare, soprattutto se parliamo di pubblica opinione, è un altro mestiere, più vicino alla pubblicità che all’informazione. Naturalmente si sa che quando le persone si riscaldano, nello stress da contraddittorio, è facile scivolare fuori dal seminato e utilizzare parole improprie. C’è chi offende, chi fa del sarcasmo, chi usa l’arma dell’accusa o dello screditamento. Ma torna in mente il vecchio detto toscano: Arlecchino si confessò burlando! Cosa può nascondersi dietro la parola orientamento? Che sia così che funziona quella che noi crediamo informazione? Se anche così fosse non c’è da farla troppo lunga. E’ la dimostrazione che pure ai piani alti del giornalismo si sono presi i vizi di una società ormai più incline all’orientamento che alla verità. Non c’è settore che sia rimasto immune da questa voglia di orientare la nostra opinione a prescindere dalla verità: da chi vuol venderci lo yogurt o la macchina usata a chi vuol venderci un’idea, o peggio un ideale. Che lo facciano i giornalisti è davvero grave. Perché un giornalista è per le notizie un po’ quello che dovrebbe essere il dottore di fronte alle cura: deve curare, non orientarci al consumo di un farmaco. Alla persona inerme, rispetto all’altrove dove sempre di più accadono le cose che ci riguardano, non rimane altro che coltivare il dubbio. Trasformarci tutti in contemporanei San Tommaso scettici sinché non infiliamo il dito nell’evangelica piaga. Peccato che ormai non si accontentano del dito, vogliono il piede con tutta la scarpa, e camminando non si pestano le piaghe.

Eroici dove meno te l’aspetti

(12-01-2009 - Massimo Boccuzzi in news. 0 commenti)

Viviamo in un Italia che vede rosso, ma solo il rosso Ferrari. Lo dimostrano un Ministro della Repubblica che in un discorso concede al tornitore di Maranello (un figura retorica quanto la casalinga di Voghera) un maggior orgoglio professionale rispetto all’impiegato del Catasto, e i giornali quotidiani online che scalano di un posto gli un po’ meno rossi fatti di sangue mondiali e nostrani e i conti in rosso delle pubbliche finanze, per far posto alla presentazione della nuova rossa monoposto: la F60. E nell’amore per questo rosso si rispecchiano tutte le contraddizioni del nostro essere italiani. Quasi nessuno può permetterselo, ma tutti lo amano questo modo di bruciar più benzina di quel che serve, rappresentato da quattro ruote con la lamiera rossa intorno. Ma fosse solo questo. Il problema è che a ogni livello – ministeriale, mediatico o popolare che sia – su un certo tipo di rosso avviene il transfer di quel che si vorrebbe essere e che non siamo. Ci rispecchiamo in quel rosso apparentemente senza difetti, ne condividiamo i successi come se fossero i nostri, annulliamo nella presunta vittoria di qualcosa ogni nostra sconfitta personale. E’ il vecchio trucco di trasformare in sociale ciò che singolarmente non avrebbe fascino. Un modo per far sì che il tornitore della Ferrari, un operaio meccanico messo male quanto tutti gli altri, entri nella mitologia dell’Italia che funziona. Il ministro, forse inconsapevolmente, ce lo porta a esempio come fece Stalin nei metalmeccanici manifesti di regime. E altrettanto inconsapevolmente ce lo fa odiare. Lui, il tornitore, così perfetto e noi brutti, sporchi, cattivi e antinazionalisti. Noi, di contrappeso, si potrebbe vantare le glorie della Panda 30 che ha passato dieci revisioni e dell’Apecar un po’ malconcia. Perché l’Italia che corre e che vince, è eroica dove meno te lo aspetti. Nella vecchietta zoppa che cammina e rimane in piedi anche sui marciapiedi sconnessi, nella figura dei giovani laureati che rispondono ai call center a due euro l’ora pur di campare, in quelli che l’unica corsa che fanno è quella verso la fine del mese per farsi bastare lo stipendio. Son questi i campioni in cui dovremmo riconoscerci di più. Di cui ministri e giornali dovrebbero continuamente parlare. Hanno solo un difetto: non sono più rossi, sono incazzati neri.

Prometeo

(12-01-2009 - Massimo Sannelli in news. 0 commenti)

dico che è troppo facile
amare da lontano.
io li amavo. li amavo
tutti      da vicino. e tu? anche tu
mi ami? e dici sàlvati.
per mia volontà libera io mi sono
esposto a questa fine. per mia colpa.
per la mia volontà e la mia colpa,
è vero. io non credevo mai che questa
ora venisse. perché?      non sapevo?
allontanavo sempre questo tempo.

molti uomini nuovi
nascono; ed altri dopo. e questo è bene. Continua »

Dateci una befana vera

(06-01-2009 - Massimo Boccuzzi in news. 0 commenti)

Passati gli anni del corpo è mio e lo gestisco io, e quelli della seduzione a tutti i costi, oggi è la befana la nuova icona del femminismo. Si tratta naturalmente di un femminismo nuovo, meno teorico e più pratico, poco o per niente indulgente alle mille tentazioni del quotidiano. Finalmente la befana smette di essere socialmente sottovalutata e diventa cult, modello da seguire. Chi ha perso tempo finora a immaginarsi la befana come una donna vecchia, brutta, cagionevole di salute e senza potere, dovrà ricredersi. Non è affatto così. Anzi, per molte donne, la condizione di befana è ancora del tutto irraggiungibile. Anzitutto il suo potere di distribuire carbone ai cattivi. Esiste altra donna al mondo in grado di farlo? Macché, neanche una regina, o una capo di stato, o una first lady o una “ministra” ha mai avuto tanto carattere. Poi c’è la questione dell’apparenza. Fiera di una sua bellezza interna (le donne belle son fatte per gli uomini senza immaginazione) la befana è l’unica donna al mondo capace di fregarsene di piacere per forza. Niente creme anti-age e trucchi per nascondere l’età, niente diete, lingerie sobria, zero ritocchi estetici. Ma soprattutto niente ipocrisie nel carattere: la befana, se ti piace, deve piacerti così com’è. Un punto d’arrivo per molte attricette del quotidiano (ma in questo gli uomini non son messi meglio) esperte solo nel copione da pubblica relazione. In più c’è la paura della solitudine. La befana è orgogliosamente sola da sempre (anche se i gossip insinuano da tanti anni un flirt con babbo natale, che come sappiamo fin da bambini non esiste) e dunque non fa quella montagna di sciocchezze che spesso sentiamo giustificare con la paura di rimaner sole. Insomma, la befana può insegnarci qualcosa, anche se gli stupidi la prendono come antica. Non c’è niente di più moderno e attuale della befana, invece. E’ ecologica: scopa a emissioni zero (un concetto che anche certi maschietti dovrebbero approvare di più), veste scarpe tutte rotte che è molto più figo del riciclo, rifiuta l’industria della moda e le griffe, ed è contro la globalizzazione. E’, infine, una gran lavoratrice, nel non andare in pensione salva i conti dello stato più dell’immaginazione di Tremonti o Brunetta. Ma quello che più conta è che è difficilissimo trovarla, una befana vera, tra le troppe dozzinali imitazioni.