Archivio per il mese 11-2008

Cervelli in fuga

(23-11-2008 - Massimo Boccuzzi in news. 0 commenti)

Tra i problemi più sottovalutati del Belpaese, c’è quello urgentissimo della fuga di cervelli. E come tutti i problemi sottovalutati la cosa finisce col diventare uno slogan che non si sa bene cosa vuol dire davvero. Tutti sappiamo che, per fuga, si intende quel fenomeno migratorio che spinge un certo tipo di persone che hanno studiato ad andare a lavorare in un’altra nazione che dia loro più possibilità di lavoro e di carriera rispetto all’Italia. Se fosse davvero così io proporrei subito una moratoria su quanti non hanno studiato a sufficienza e vogliono fuggire lo stesso. Ma non ce n’è bisogno, perché la natura dota tutti di un cervello. Tanto che si potrebbe affermare con tranquillità che esiste una par condicio della materia grigia. Pensare a una sorta di casta dei cervelloni, è un po’ fare un salto indietro nel tempo (e nella ragione) e ritornare ai tempi del Lombroso. Dunque il problema della fuga non riguarda il cervello, ma piuttosto il suo contenuto in termini di idee e nozioni, il che lascerebbe pensare con orgoglio che in Italia abbiamo ottimi riempitivi per il cervello, e introdurrebbe il sospetto che i tanti cervelli che rimangono sull’italico suolo stiano vivendo in prigionia. Chi è stato qualche volta in Italia o all’estero sa bene invece che non è così. Anche all’estero un cretino italiano lo si trova sempre, più o meno nella stessa incidenza in percentuale dei cretini rimasti a casa. C’è piuttosto il problema dell’internazionalità del cretino, poiché in ogni paese ve ne sono in varia misura sia autoctoni sia esteri. E così accade anche per i cervelli. Persone intelligenti, colte e preparate provenienti da altre nazioni vivono e prosperano anche in Italia, anzi soprattutto in Italia. Il termine “fuga di cervelli” è dunque un’aperta contraddizione. A meno che non si intenda per questo non l’emigrazione fisica degli studiosi e dei più capaci, ma la fuga simbolica verso un altrove lontano dalla ragione. Il fatto che gran parte della televisione che guardiamo è costruita su format esteri fa nascere il sospetto che appena si mette il dito sul telecomando il cervello ci sfugga nostro malgrado. Ma di esempi se ne potrebbero portare molti altri: nel vestire, nel mangiare, nel pensare. Tanto che indicando una persona cui il cervello è fuggito capita di dire: “le luci sono accese, ma in casa un c’è nessuno”.

Technology addicted

(17-11-2008 - Massimo Boccuzzi in news. 0 commenti)

Se siete “technology addicted” guardatevi bene le dita. Le avete uguali a due anni fa? Allora siete al sicuro. A dire il vero: quasi al sicuro, dal momento che la mutazione genetica potrebbe essere invisibile ma già in corso. A forza di blackberry, Iphone e altre diavolerie del genere l’umanità del futuro avrà bisogno di dita sempre più piccole per interagire con le tastiere. E così, entro una manciata di secoli, avremo un genere umano con meno dita e molto sottili. Gli intellettuali, che già pochi anni fa inventarono la “thumb generation” (generazione pollice ndr) adesso si interrogano sul futuro delle nostre estremità, inventandosi dal nulla un’ergonomia genetica su cui pontificare. Gli industrial designer sono già in continuo brain storming, perché c’è il rischio di una monopolizzazione del mercato da parte delle marche. Una volta, ad esempio, che le dita si adattano alla tastiera di una certa marca (o un modello) diventerà impossibile utilizzarne un’altra concorrente. Un po’ come già succede con la tastiera del computer, che rende misteriosa la chiocciola dell’email per chi non conosce Macintosh. Quelli che leggono la mano, in futuro, potranno dirvi con esattezza marca e modello del telefonino genetico, e fare previsioni certe sulla prossima email che riceverete. Insomma, il mondo cambierà, e la trasformazione riguarderà tutto lo scibile delle umane faccende. Si chiederà la mano della sposa non tanto perché la si ama, ma perché due telefonini in casa fanno comodo, e si faranno figli con la manipolazione genetica solo perché avremo bisogno di qualcuno che manovra il telecomando della tv satellitare. C’è chi afferma che la facilità di accesso alle telecomunicazioni sarà un bene, ma io non ne sono convinto. Già oggi qualcuno ha bisogno di una badante per spedire un sms, e io sto pensando di farmi fare una modifica agli occhi per riuscire a trovare un numero in una rubrica che è sì infinitesimale, ma contiene centinaia di numeri. Figuriamoci cosa sarà il futuro: potremo dire via talefonino alla cucina nanotecnologica di cucinarci qualcosa di caldo per la cena, ma per farlo già il dito mignolo sarà troppo grosso e potremo usare solo l’unghia del gatto. Anche maschilità e femminilità stanno rapidamente cambiando. Una volta, noi maschi, si faceva a gara a chi l’aveva più grosso, mentre adesso è il contrario.