Il «pubblico della poesia»

(23-05-2007 - Massimo Sannelli in news.)

Ai poeti italiani non piace avere pubblico. Al pubblico italiano non piacciono i poeti. Se la poesia è orgogliosamente rivendicata come cellula resistenziale, da opporre ad invasori che sarebbero in realtà gli elementi del suo pubblico – la poesia non potrà mai sorgere, in nessun modo. I moltissimi studenti dei licei, delle facoltà di lettere, dei conservatori, delle Accademie d’arte, e tutti i loro insegnanti, dovrebbero essere lettori accaniti della poesia contemporanea: e sarebbero centinaia di migliaia di persone, in grado di tenere in piedi un mercato della poesia. Ma non ci incontriamo, e non li incontriamo. Bisognerà agire nelle scuole, nelle piazze, nelle strade, mostrare i corpi, esibire le voci… e corpi e voci non dovranno apparire precari e imprecisi… deve sembrare – perchè è vero – che i corpi mettano in gioco tutto, fino all’ultima dose di respiro… ché la proliferazione in internet non ha giovato, anzi ha creato una nicchia incorporea nella piccola nicchia della nicchia… E il Gotha della poesia – altrettanto ridicolo, ma esistente – ne ride. Pecca di superbia, ma fa bene a riderne. Tutto questo – nicchia e Gotha – imploderà e scomparirà, non tardi: non ha la forza, né teorica né creativa, per durare a lungo. Il punto è sapere quando; ma la causa del crollo è abbastanza evidente: chi non cerca nessuno, fuori, non sarà trovato da nessuno, fuori.

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