Archivio per il mese 05-2007

Cose buone in internet

(31-05-2007 - Massimo Sannelli in news. 0 commenti)

Esce il numero 9 della rivista «L’attenzione». Su «La poesia e lo spirito» si discute intorno ad un articolo di Alfonso Berardinelli, Togliamo la poesia dal ghetto: nella discussione si parla anche di editoria a pagamento e di autori paganti. Su «(il) Crise» si leggono, tra l’altro, alcuni inediti di Patrizia Bianchi e di Marina Pizzi, «tre prosette» di Andrea Caterini e un saggio di Emanuele Trevi; dal 6 giugno, un articolo di Arnaldo Colasanti sugli «imperdonabili del pensiero» di destra e sulla lingua del mondo. Su «gammm» alcune nuove prose, fredde e severissime, di Massimo Orgiazzi. Su «Pagine corsare» Manuela Latini studia Medea di Pasolini. Su «Dissidenze», assolutamente da leggere l’articolo sulla Poesia della dissoluzione. Qui una prima riflessione o soliloquio su arte e omosessualità (su questo rapporto sono usciti due splendidi libri dialogici: Perché non possiamo non dirci di Tommaso Giartosio, per Feltrinelli, e Più luce, padre di Franco Buffoni, per Sossella).

Carolina Invernizio, La trovatella di Milano

(29-05-2007 - romanzieri in news. 0 commenti)

La mezzanotte era ribattuta a tutti gli orologi della città, quando Maria, la bella guantaia di Porta Vittoria, si decise chiudere il suonegozio. Aveva fatto così tardi, perché era l’ultimo giorno di carnevale e gli avventori non erano mancati.
Maria appariva stanca, abbattuta. I suoi grandi occhi azzurri, lieti e brillanti, si mostravano leggermente velati; i capelli finissimicastani, le cadevano in disordine sul collo e sulla fronte; le guancie aveva pallide, la piccola bocca sorridente, un po’ scolorita.
Tuttavia era sempre affascinante: un abito di panno verde con corsaletto di panno bianco ricamato in spighetta dorata, dava risaltoalla grazia delle tornite spalle e faceva spiccare la vita sottile, flessibile: alla leggiadra semplicit� del suo portamento, univaun’altera castità…
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Firenze, città dei libri e dei lettori

(27-05-2007 - romanzieri in news. 0 commenti)

Dopo tredicimila eventi letterari di ogni tipo che si tengono annualmente in tutta Italia, finalmente anche Firenze dà il suo, modesto, contributo: nasce “Firenze città dei libri e dei lettori”. Il titolo è di per sé già un monito, e suona come un imperativo altisonante, dopo le recenti, drammatiche statistiche dell’Istat che mostrano un Paese pigramente lontano dai libri e dalla lettura. Eppure si fa e si è fatto molto per promuovere l’industria del libro, tanto che viene da pensare che forse c’è bisogno di cambiare punto di vista e promuovere il libro per ciò che rappresenta, non solo per chi lo stampa e lo vende. Una rassegna fiorentina, ultima di tredicimila in tutt’Italia, potrebbe permettersi il coraggio di una personalità unica. A Firenze si conservano pubblicamente (e cioè in biblioteca) alcuni tra i libri più rari e belli del mondo; a due passi dalla città, alla Certosa, c’è un centro di straordinaria eccellenza per il restauro del libro antico… e anche guardando al contemporaneo Firenze è nell’albo d’oro della migliore editoria e della miglior letteratura che sia stata regalata al pianeta nell’ultimo secolo. Stupisce che in questa “Firenze città del libro” non ne sia contemplata nemmeno una traccia. Non un eco degli straordinari fondi custoditi al Vieusseux, non una citazione dell’aria che si respirava nei pressi della giostrina che allieta i bimbi in piazza Repubblica, nemmeno l’odore dei Palazzeschi o dei Pratolini. Stupisce l’assenza di convegni importanti. Eppure di argomenti ce ne sarebbero tanti: dal libro digitale al diritto d’autore, dalla funzione centrale della biblioteca in una società che vuol dirsi civile al futuro di un’industria libraria che sforna 1500 nuovi titoli al giorno, sabato e domeniche compresi, e quasi tutti invisibili.
Il ruolo di Firenze, come città dei lettori, è piuttosto lasciato ad un luogo in più (diversi, a dire il vero, e nelle diverse piazze) dove i lettori possano acquistare libri sotto i tendoni bianchi, poveramente allestiti. I luoghi di discussione, a partire da una bella biblioteca storica, quella delle Oblate, ridotti a un forum popolare dove ognuno (anche chi non ha mai preso un libro in mano) può, come recita il programma ufficiale, scegliere una pagina che “si ha amato” (sic) o detestato. Sarà interessante, non ci sono dubbi. Sarà interessante capire, a tendoni smontati, quali saranno i numeri del venduto, quale il feedback d’immagine per i promotori, quante le spese e quanto tutto questo inciderà sulle statistiche Istat dell’ignoranza nazionale, o sulle vendite degli ultimi best seller reperibili ovunque, anche in allegato al giornale. Rimane però il dubbio che forse, qualcuno, un giorno, andrà a bussare alla sala manoscritti di una biblioteca importante, dove la festa è tutti i giorni, e dove non c’è niente da vendere e niente da comprare, e vorrà curiosare. Questo sì, sarebbe un successo, nella città che esiliò l’Alighieri e che quando conviene celebra Dante.

Ludwig Wittgenstein, Tractatus Logico-Philosophicus

(24-05-2007 - romanzieri in news. 0 commenti)

Perhaps this book will be understood only by someone who has himself already had the thoughts that are expressed in it–or at least similar thoughts.–So it is not a textbook.–Its purpose would be achieved if it gave pleasure to one person who read and understood it.
The book deals with the problems of philosophy, and shows, I believe, that the reason why these problems are posed is that the logic of our language is misunderstood. The whole sense of the book might be summed up the following words: what can be said at all can be said clearly, and what we cannot talk about we must pass over in silence…

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Il «pubblico della poesia»

(23-05-2007 - Massimo Sannelli in news. 0 commenti)

Ai poeti italiani non piace avere pubblico. Al pubblico italiano non piacciono i poeti. Se la poesia è orgogliosamente rivendicata come cellula resistenziale, da opporre ad invasori che sarebbero in realtà gli elementi del suo pubblico – la poesia non potrà mai sorgere, in nessun modo. I moltissimi studenti dei licei, delle facoltà di lettere, dei conservatori, delle Accademie d’arte, e tutti i loro insegnanti, dovrebbero essere lettori accaniti della poesia contemporanea: e sarebbero centinaia di migliaia di persone, in grado di tenere in piedi un mercato della poesia. Ma non ci incontriamo, e non li incontriamo. Bisognerà agire nelle scuole, nelle piazze, nelle strade, mostrare i corpi, esibire le voci… e corpi e voci non dovranno apparire precari e imprecisi… deve sembrare – perchè è vero – che i corpi mettano in gioco tutto, fino all’ultima dose di respiro… ché la proliferazione in internet non ha giovato, anzi ha creato una nicchia incorporea nella piccola nicchia della nicchia… E il Gotha della poesia – altrettanto ridicolo, ma esistente – ne ride. Pecca di superbia, ma fa bene a riderne. Tutto questo – nicchia e Gotha – imploderà e scomparirà, non tardi: non ha la forza, né teorica né creativa, per durare a lungo. Il punto è sapere quando; ma la causa del crollo è abbastanza evidente: chi non cerca nessuno, fuori, non sarà trovato da nessuno, fuori.

Letteratura e nuovi mass media in Italia (1970-2007)

(22-05-2007 - romanzieri in news. 0 commenti)

Gli ultimi quarant’anni hanno visto i mezzi di comunicazione subire dei cambiamenti decisivi, con l’irruzione di nuovi protagonisti che hanno preso un posto sempre più rilevante nella realtà quotidiana. Negli anni ’50 la televisione cominciò ad entrare nelle case degli italiani, ma fu soltanto a partire dagli anni ’70 che essa divenne l’insostituibile strumento di comunicazione e informazione di massa che conosciamo oggi. Naturalmente la parola informazione deve essere qui intesa nella sua accezione meno banale. Più recentemente lo sviluppo d’Internet e l’estensione della telefonia mobile hanno segnato una nuova tappa di quella che si può considerare una svolta storica almeno altrettanto importante – se non di più – di quella che determinò l’invenzione della stampa…

continua

Matilde Serao, L’infedele

(21-05-2007 - romanzieri in news. 0 commenti)

Tre sono i personaggi di questa istoria d’amore: Paolo Herz, Luisa Cima e Ch�rie. Malgrado il suo cognome tedesco, Paolo Herz è italiano, di madre e di padre italiani, delle provincie meridionali. Veramente, non è inutile aggiungere che l’avo paterno di Paolo era tedesco. Questo nonno aveva lasciato la Germania in piccolissima età, emigrando in Italia: qui era cresciuto, aveva lavorato ad accrescere la sostanza famigliare e il decoro del nome Herz: qui si era ammogliato con una italiana, e aveva procreato dei figli. Così i legami con la patria di origine, almeno quelli esteriori, si eran venuti col tempo, con la lontananza, rallentando e poi, più tardi, sciogliendosi: tanto che gli Herz sembrava non conservassero più nessuna traccia nordica nel temperamento e nel carattere…
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