(24-03-2007 - romanzieri in moda. 0 commenti)
Il sarto allunga la vita… dell’abito naturalmente
Per “nascita” un abito di sartoria è composto, oltre che dal tessuto, da materiali pregiati anche dove non si vedono. Le tele, i rinforzi, i lini, i crini, i feltri e i filati sono scelti e assemblati con cura attraverso pazienti passaggi manuali ed oltre centomila punti di cucito tra interni ed esterni, quindi sono una componente viva dell’abito. Una componente che necessita, come ogni cosa nuova, di un periodo di rodaggio per raggiungere il massimo delle prestazioni. Ogni abito, una volta indossato, ha bisogno di un equivalente periodo di riposo, di aria e di una leggera spazzolata. A differenza di un abito in serie, dunque, un abito di sartoria migliora invecchiando in resistenza, ingualcibilità e disinvoltura nelle prestazioni, esaltando sempre di più il fascino delle sue qualità. Un taglio e una cura sartoriale possono forse passare di moda, ma difficilmente, se ben trattati, si consumeranno. Secondo le qualità dei tessuti, cui si è accennato all’inizio, occorre prestare attenzione soprattutto a pressione e calore. I lunghi viaggi in auto, in treno o in aereo, e comunque le situazioni di stress e di forzatura possono fare invecchiare prima del tempo soprattutto quei tessuti particolarmente morbidi, fini e leggeri. Il recupero di questi stress, in ogni caso, è estremamente più semplice in un abito di sartoria, rispetto ad un abito realizzato in serie e in gran parte assemblato con procedimenti meccanici e attraverso stirature e rinforzi con materiali adesivi. Un po’ come accade agli atleti veri, rispetto a quelli che fanno uso di sostanze dopanti.
Grazie a queste caratteristiche, anche se una perfetta eleganza non ama essere notata, un abito di sartoria spicca tra mille altri abiti. Si nota a colpo d’occhio non solo da vicino, per le sue rifiniture, ma anche in lontananza, rispetto ai tanti abiti che costringono chi li indossa a posture manierate e rigide del corpo. Se camminando per strada o ad un evento cui partecipano molte persone, una di queste vi colpirà per eleganza e disinvoltura, potete star certi che quasi sicuramente indossa l’opera di un buon sarto, oppure la rara eccezione che conferma la regola.
(23-03-2007 - romanzieri in moda. 2 commenti)
Ditelo con l’abito
Nello scegliere e indossare un abito gli uomini si dividono in tre categorie. Ci sono quelli che appartengono al mondo dello spettacolo, quelli che dànno spettacolo e poi ci sono tutti gli altri.
A differenza delle prime due categorie l’uomo deve vestirsi, non adornarsi. E può farlo con elegante disinvoltura in ogni occasione con un guardaroba di base comprendente abiti a tinte unite o con semplici righe, dai colori ben armonizzati e usati con limitatezza: grigio, blu, marrone, verdino. Lasciando ai colori più vivaci il privilegio dell’estate, secondo i luoghi in cui li indosserà: mare, montagna, campagna, città.
Nella vera eleganza, inoltre, camicia e cravatta non devono mai essere eccessivamente decorative, ma servono a rispettare con sobrietà il completamento dell’abito.
Gli abiti blu sono abiti da pomeriggio e vanno sempre completati da camicie bianche, cravatta di lana o seta, a nodo, e scarpe e calzini neri o scuri.
Il tight è un abito da cerimonia, diurno. Deve essere grigio scurissimo senza bordura, con o senza gilet, il quale deve essere della stessa stoffa oppure di panno grigio o nocciola. I calzoni devono sempre essere senza risvolto, la camicia bianca e la cravatta di seta grigio medio o scuro. La cravatta nera è ammessa solo per i funerali e per il personale d’albergo.
Lo smoking o dinner jackett è un abito da sera la cui impronta è la comodità. Si tratta di una giacca nera o blu scurissima a doppio petto con risvolti di raso, oppure ad un petto con collo sciallato di raso. Il calzone dev’essere della stessa stoffa, senza risvolto e con banda di passamaneria. L’etichetta vorrebbe, infine, che con gli abiti da sera non si indossi mai la cintura, ma le bretelle. Il gilet dello smoking può essere della stessa stoffa, ma, nel caso di una cena, è ammesso un gilet bianco di seta liscia o operata. La cravatta non deve essere mai di seta operata, ma di raso liscio o a pieghe, meglio se a farfalla.
La marsina o il frack dev’essere di panno nero. I risvolti sono di raso e le code devono arrivare a metà del polpaccio. I calzoni sono della stessa stoffa, con treccia di seta alla cucitura laterale. Il gilet è sempre di piquet bianco, l’unica eccezione riguarda i ricevimenti presso la Corte Pontificia, dove è obbligatorio il gilet nero.
La marsina consente, nei ricevimenti ufficiali, l’uso delle decorazioni. Questo deve essere sempre il più sobrio possibile, esponendo cioè una sola sciarpa o collare, relegando le altre a un cordoncino in prossimità dell’occhiello. Nel caso di ricevimenti con una personalità straniera, si porrà in maggiore evidenza la decorazione della nazionalità cui appartiene la personalità stessa.
(22-03-2007 - Massimo Sannelli in poesia. 0 commenti)

Comprendi come grida più vicino alle acacie
In aprile la rama dei piselli, verdissima,
Nel suo vapore netto, verso Febe! e tu vedi
Agitata la testa dei santi del passato…
Via dalle moli nitide
Dei capi e dei bei tetti,
I buoni Antichi vogliono
Questo filtro che ride…
Ora non è feriale
E non è astrale: è
La bruma che risale
Dall’effetto notturno:
Eppure sono stabili –
Sicilia con Germania,
In questo velo affranto
E smorto, per giustizia.
[disegno di patrizia bianchi; traduzione di massimo sannelli : da www.lattenzione.com]
(22-03-2007 - romanzieri in moda. 0 commenti)
Vogliamoci bene!
E’ curioso come in tempi in cui un uomo può passare ore in palestra, ore sotto una lampada abbronzante, altre ore a spalmarsi sul viso e sul corpo improbabili creme di bellezza, pochi amino dedicare tempo alle proprie scelte d’eleganza. Del resto scegliere un abito, farsi prendere le misure e dedicare almeno due brevi incontri per la prima e la seconda prova in sartoria, appartiene ad un rituale difficilmente comprensibile da chi crede che l’eleganza sia solo questione di investire sulla griffe più adatta a quello che ritiene essere il suo “personaggio”. Una convinzione, questa, a cui ogni stilista dedica ogni mattina lunghe preghiere e moltissime energie.
Chi veste abitualmente abiti di sartoria sa bene che ognuno dei momenti che vanno dalla scelta del tessuto e del modello all’indossarlo lo riguarda da vicino almeno quanto un massaggio. Chi invece intende provare l’esperienza della sartoria per la prima volta, sappia che andrà incontro ad alcune sorprese… tutte piacevoli per fortuna.
La scelta del tessuto infatti è solo un po’ meno emozionante della scelta dell’anima gemella: nel senso che, come avviene per alcuni altri felici incontri, si scopre che è molto più spesso il tessuto a scegliere noi. Altro motivo di stupore è la quantità di misure necessarie al sarto per disegnare qualcosa di più del vostro abito: il vostro stile personale! Uno stile a cui è piacevole aggiungere gli optional che più desiderate: quella tasca solo per voi, quella misura di passante, quel particolare tipo di asola… un piacere che durerà fino al momento della prima prova. Il vostro abito è già stato ricavato dal vostro tessuto preferito e assemblato in modo da verificarne tutti i punti salienti. Il sarto nel vedervi indossarlo smetterà di guardarvi come un cliente e inizierà a scrutarvi come farebbe un chirurgo. Spilli e gesso alla mano non sarà soddisfatto finché ogni minimo dettaglio non sarà (per lui e non solo per voi) motivo d’orgoglio. Dopo qualche giorno, la seconda prova vi permetterà di indossare l’abito ormai quasi finito, il sarto ne ha bisogno per prendere ancora le ultime decisioni sull’opera, come controllare scrupolosamente il giro manica e il suo aplomb una volta cucita. Solo dopo questa seconda prova, arriveranno le rifiniture: la scelta dei bottoni, le asole pazientemente realizzate in filo di seta, l’impuntura particolare e quanto altro e la delicata stiratura finale, che è un po’ come togliere il velo all’opera d’arte svelandola al pubblico in tutto il suo splendore. Uno splendore che, per non peccare di superbia, va detto che non raggiungerà sicuramente quello di un Botticelli o di un Michelangelo, ma che rispetto a questi ha una fondamentale differenza: è vostro!
(22-03-2007 - romanzieri in bookmark. 0 commenti)
Curioso destino quello de “Le crapaud”, la splendida poesia di Victor Hugo che qui vi presento nella mia traduzione. Inserita nel 1859 nella prima serie della raccolta di componimenti intitolata “La leggenda dei secoli” (la seconda e la terza serie avrebbero visto la luce nel 1877 e nel 1883), fa parte integrante di un percorso tramite il quale l’autore volle affrescare la storia dell’umanità dalla Genesi al XIX secolo. In Italia, lo strabiliante fascino de “Le crapaud” è poco considerato. Sicuramente, la più celebre fra le poche traduzioni, la si deve al Pascoli e risale a più di un secolo fa; ma tale versione è tuttavia largamente incompleta. Io, invece, ne presento, come si dice, una versione integrale, con il rospo che soffre e l’asino che medita, entrambe creature senzienti, facenti parte dello spettacoloso teatro della natura…
Barbara X su Dal libro sfinito al libro infinito
(22-03-2007 - romanzieri in firenze. 1 commento)
Hai mai sentito parlare di second life? E’ un luogo virtuale (esiste solo in Internet), popolato da quattro milioni e mezzo di persone reali, e dove la Regione Toscana, per promuoversi virtualmente, ha comprato un’isola. E’ la moda del momento, perché se è vero che di vite ce n’è una sola, non è detto che questa non possa essere doppia, oppure una e trina. In second life ci sono isole virtuali di case automobilistiche, agenzie immobiliari, e persino partiti politici reali. Dunque non è una novità: i posti che non esistono si riempiono alla svelta, soprattutto quando circolano dollari veri. La scelta di un’isola virtuale, nel lungo periodo, potrebbe ad esempio rivalutare il Fiorino, ormai svalutato da tempo. Internet è dunque la nuova frontiera. Lo hanno in casa e in azienda il 60% delle persone, gira sui computer e persino sui telefonini. E’ ovunque… tranne che nel reale. Prendi ad esempio il Comune di Firenze. Su Internet trovi i siti di sindaco, assessori e un sacco di consiglieri comunali. Sembrano vicini, tanto da averli dentro al monitor, a portata di tastiera. Peccato che il più aggiornato di quei siti sia fermo alle elezioni del 2004 e che alcuni, nel frattempo, siano stati chiusi per mancanza di rinnovo. E’ il concetto dell’isola: bella, talvolta, ma sempre scollegata dalla terraferma e un po’ difficile da raggiungere. Per avere siti internet aggiornati è probabile che si aspetti una seconda vita, oppure, per i più laici, semplicemente le prossime elezioni.
(21-03-2007 - romanzieri in moda. 2 commenti)
A me uno specchio, please!
Le persone insignificanti seguono la moda, le presuntuose l’esagerano, quelle di buon gusto scendono a patti con lei. In poche parole vestire, non coprirsi! E per vestire si deve sapersi guardare allo specchio con brutale sincerità, tenendo ben presenti alcuni punti fermi: non esiste eleganza senza disinvoltura, e la disinvoltura è quasi sempre nemica dell’ultimissimo grido. Essere sensibili alla moda non significa lasciarsene sopraffare, e allo stesso tempo il culto della “personalità” in fatto di abbigliamento può portare a quell’insistenza nello stile che finisce sempre col diventare provinciale.
Se proprio non sappiamo guardare con occhio critico le nostre caratteristiche somatiche, cerchiamo almeno di ascoltarle. Ognuna di loro chiede a gran voce il tessuto che più le si adatta: per un tipo grassottello e non troppo alto sono ideali i tessuti pettinati secchi, scuri, con una leggera disegnatura verticale; mentre per un longilineo andranno benissimo anche gli spezzati, i tessuti cardati e pelosi, i chiari e i quadrati. Allo stesso modo, per indossare un taglio a doppiopetto, meglio il tipo longilineo e piuttosto alto… un’arte difficile, quella di guardarsi e ascoltarsi, soprattutto quando si vedono in TV famosi uomini politici, cui non mancano schiere di consulenti d’immagine, indossare di fronte alle telecamere arditissimi doppiopetto ad effetto “sacco”.
A queste semplici regole di buon senso si deve aggiungere una riflessione sulla stagione e sull’uso che si vuol fare dell’abito: sportivo, da città, d’affari, da sera o mezzasera? E infine sulla funzione e la frequenza dell’uso: da strapazzare, da ufficio, da automobile, per occasioni impegnative… insomma, dopo essersi guardati, aver ascoltato e lungamente meditato, ecco alcuni spunti di riflessione per una scelta ottimale.
Chi, soprattutto in estate, desidera tessuti aerati come una piuma, superleggeri e gradevolissimi a portarsi, deve sapere che non potrà ottenere da questi abiti un’ingualcibilità assoluta, magari dopo essere stato seduto per ore in ambienti molto caldi o dopo aver guidato a lungo l’automobile.
In questo caso, infatti, è meglio rinunciare a un po’ di leggerezza e orientarsi verso i freschi di lana o di mohair, meno delicati, ma altrettanto belli e molto resistenti.
Quanti amano la mano morbida e l’aspetto elegantissimo di certe flanelle e dei cardati in genere, dovranno sapere che inevitabilmente, con l’uso prolungato, questi tessuti tenderanno a sformarsi e perdere il pelo. Che i Saxony e gli Cheviot, pur avendo maggiore resistenza hanno la tendenza a perdere la piega e a fare le borse. Cose facilmente evitabili con tessuti di grande charme quali i Crossbred, gli Sportex o i pettinati ruvidi.