Massimo Boccuzzi, Arbiter elegantiarum (5)

(22-03-2007 - romanzieri in moda.)

arbiter elegantiarumVogliamoci bene!

E’ curioso come in tempi in cui un uomo può passare ore in palestra, ore sotto una lampada abbronzante, altre ore a spalmarsi sul viso e sul corpo improbabili creme di bellezza, pochi amino dedicare tempo alle proprie scelte d’eleganza. Del resto scegliere un abito, farsi prendere le misure e dedicare almeno due brevi incontri per la prima e la seconda prova in sartoria, appartiene ad un rituale difficilmente comprensibile da chi crede che l’eleganza sia solo questione di investire sulla griffe più adatta a quello che ritiene essere il suo “personaggio”. Una convinzione, questa, a cui ogni stilista dedica ogni mattina lunghe preghiere e moltissime energie.
Chi veste abitualmente abiti di sartoria sa bene che ognuno dei momenti che vanno dalla scelta del tessuto e del modello all’indossarlo lo riguarda da vicino almeno quanto un massaggio. Chi invece intende provare l’esperienza della sartoria per la prima volta, sappia che andrà incontro ad alcune sorprese… tutte piacevoli per fortuna.
La scelta del tessuto infatti è solo un po’ meno emozionante della scelta dell’anima gemella: nel senso che, come avviene per alcuni altri felici incontri, si scopre che è molto più spesso il tessuto a scegliere noi. Altro motivo di stupore è la quantità di misure necessarie al sarto per disegnare qualcosa di più del vostro abito: il vostro stile personale! Uno stile a cui è piacevole aggiungere gli optional che più desiderate: quella tasca solo per voi, quella misura di passante, quel particolare tipo di asola… un piacere che durerà fino al momento della prima prova. Il vostro abito è già stato ricavato dal vostro tessuto preferito e assemblato in modo da verificarne tutti i punti salienti. Il sarto nel vedervi indossarlo smetterà di guardarvi come un cliente e inizierà a scrutarvi come farebbe un chirurgo. Spilli e gesso alla mano non sarà soddisfatto finché ogni minimo dettaglio non sarà (per lui e non solo per voi) motivo d’orgoglio. Dopo qualche giorno, la seconda prova vi permetterà di indossare l’abito ormai quasi finito, il sarto ne ha bisogno per prendere ancora le ultime decisioni sull’opera, come controllare scrupolosamente il giro manica e il suo aplomb una volta cucita. Solo dopo questa seconda prova, arriveranno le rifiniture: la scelta dei bottoni, le asole pazientemente realizzate in filo di seta, l’impuntura particolare e quanto altro e la delicata stiratura finale, che è un po’ come togliere il velo all’opera d’arte svelandola al pubblico in tutto il suo splendore. Uno splendore che, per non peccare di superbia, va detto che non raggiungerà sicuramente quello di un Botticelli o di un Michelangelo, ma che rispetto a questi ha una fondamentale differenza: è vostro!

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