Massimo Boccuzzi, Arbiter elegantiarum (4)

(21-03-2007 - romanzieri in moda.)

arbiter elegantiarumA me uno specchio, please!

Le persone insignificanti seguono la moda, le presuntuose l’esagerano, quelle di buon gusto scendono a patti con lei. In poche parole vestire, non coprirsi! E per vestire si deve sapersi guardare allo specchio con brutale sincerità, tenendo ben presenti alcuni punti fermi: non esiste eleganza senza disinvoltura, e la disinvoltura è quasi sempre nemica dell’ultimissimo grido. Essere sensibili alla moda non significa lasciarsene sopraffare, e allo stesso tempo il culto della “personalità” in fatto di abbigliamento può portare a quell’insistenza nello stile che finisce sempre col diventare provinciale.
Se proprio non sappiamo guardare con occhio critico le nostre caratteristiche somatiche, cerchiamo almeno di ascoltarle. Ognuna di loro chiede a gran voce il tessuto che più le si adatta: per un tipo grassottello e non troppo alto sono ideali i tessuti pettinati secchi, scuri, con una leggera disegnatura verticale; mentre per un longilineo andranno benissimo anche gli spezzati, i tessuti cardati e pelosi, i chiari e i quadrati. Allo stesso modo, per indossare un taglio a doppiopetto, meglio il tipo longilineo e piuttosto alto… un’arte difficile, quella di guardarsi e ascoltarsi, soprattutto quando si vedono in TV famosi uomini politici, cui non mancano schiere di consulenti d’immagine, indossare di fronte alle telecamere arditissimi doppiopetto ad effetto “sacco”.
A queste semplici regole di buon senso si deve aggiungere una riflessione sulla stagione e sull’uso che si vuol fare dell’abito: sportivo, da città, d’affari, da sera o mezzasera? E infine sulla funzione e la frequenza dell’uso: da strapazzare, da ufficio, da automobile, per occasioni impegnative… insomma, dopo essersi guardati, aver ascoltato e lungamente meditato, ecco alcuni spunti di riflessione per una scelta ottimale.
Chi, soprattutto in estate, desidera tessuti aerati come una piuma, superleggeri e gradevolissimi a portarsi, deve sapere che non potrà ottenere da questi abiti un’ingualcibilità assoluta, magari dopo essere stato seduto per ore in ambienti molto caldi o dopo aver guidato a lungo l’automobile.
In questo caso, infatti, è meglio rinunciare a un po’ di leggerezza e orientarsi verso i freschi di lana o di mohair, meno delicati, ma altrettanto belli e molto resistenti.
Quanti amano la mano morbida e l’aspetto elegantissimo di certe flanelle e dei cardati in genere, dovranno sapere che inevitabilmente, con l’uso prolungato, questi tessuti tenderanno a sformarsi e perdere il pelo. Che i Saxony e gli Cheviot, pur avendo maggiore resistenza hanno la tendenza a perdere la piega e a fare le borse. Cose facilmente evitabili con tessuti di grande charme quali i Crossbred, gli Sportex o i pettinati ruvidi.

2 commenti

(ff il 21-03-2007 alle 12:47 pm #)

davvero. io mi guardo, mi ascolto e alla fine arrivo sempre alle stesse conclusioni con me stessa: mai e mai indosserò la lana sulla pelle. nemmeno il cashmere più leggero. mi vien l’orticaria al solo pensiero.

(wookie il 21-03-2007 alle 16:27 pm #)

Ho pensato più o meno la stessa cosa (parola più, parola meno) quando questa mattina, 21 marzo, primo giorno di primavera, ma anche uno dei primi di vero freddo gelido, ho visto un ragnetto biondo in metropolitana (ragnetto in senso di secca secca) coi pantaloni alla pescatora, le ballerine, e quei venti centimetri di caviglietta VIOLA.
Evabbè, ma faceva tanto Audrey, e forse è questo che conta.

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