Facciamo un po’ di Puzz

(09-03-2007 - romanzieri in altro77.)

puzz e altre eliografieC’è il timore che nelle riletture “ad usum quattrini” che continuamente si fanno attorno al ’77 si dimentichi, e con intenzione, la curiosa povertà tecnica con cui certa cultura si faceva strada, affidando alle sole idee il suo potenziale. In tempi in cui anche l’ultimo imbecille può autopubblicarsi in qualche clic e scimmiottare opinioni di charme per la sua tribù plaudente, può addirittura stupire il termine eliografia. Eppure è con questa tecnica che venivano stampate un bel po’ di “cose” alternative di quegli anni.
La tecnica, risale all’Ottocento, ed è stata inventata da Joseph Nicephore Niepce, e consisteva nel lasciare impressionare dalla luce uno strato di bitume di Giudea, come per alcune incisioni. Sembra che Niepce arrivò ad inventarla per tentativi, spinto da una pessima capacità di disegnare, e dunque provando a utilizzare disegni e incisioni altrui. Ancora una volta la spinta alla modernità degli anni Settanta faceva leva su questi “artigianati” antichi. Tempi in cui il fattore tempo e immediatezza dovevano inginocchiarsi per forza al fattore idee. Puzz, fondata da Max Capa e diretta da Marcello Baraghini, era solo una di queste esperienze, che ne generò moltissime altre, spesso in localissime e irrisorie tirature. Il concetto chiave era quello di scardinare i flussi di pensiero corrente, giocando su particolari contrasti di significato. Nel caso di Puzz, rivista di sballofumetti, il sottotitolo recitava: disapprovato da Walt Disney!
Uno degli aspetti più interessanti di questo modo di creare, era la gestione di immagini di noti personaggi con l’uso di fumetti dai testi dissacranti. Una sorta di doppiaggio visuale. Questa tecnica può apparire banale, ai tempi di photoshop e youtube, ma il risultato comunicativo toccava spesso punte di genio, poiché manteneva l’esercizio di una satira spontanea (dal popolo dei senza tecnica) in una vivacissima dimensione di sintesi.
Nasceva in pratica una modalità di narrazione con un altissimo potere di contaminazione tra reale e fantastico, nella quale avrebbero poi messo radici i più moderni sistemi di comunicazione, dal blob televisivo ai blog. Con una differenza sostanziale: l’uso del tutto critico e senza forma dei modelli (lo scardinamento del modello stesso), al posto dell’omologazione. Per quanto oggi si faccia un gran ciarlare di “rivoluzioni” che partono dal basso.

2 commenti

(epimenide il 09-03-2007 alle 22:13 pm #)

Ogni tanto è bello tornare a casa….:-)

(ff il 10-03-2007 alle 08:47 am #)

il corridoio sotterraneo delle fanzine. un mondo tutto da scoprire, nel quale leggere ha un senso, dice il ragazzone.
chissà se riusciranno a sopravvivere all’attacco delle webzine.
il primo fanzinista della storia fu lewis carrol.

da 1 a 10 mi darei 8+, in questo commento.

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